Movida e rumori, si cerca l’intesa L’assessore: passo indietro di tutti

26 Ottobre 2021

Sforamento decibel. Oggi incontro nella sede dell’Arta con Comune, Asl e rappresentanti di categoria Cremonese: «Serve un protocollo per tutta la città». Confartigianato: senza accordo, pronti al ricorso

PESCARA. «Disciplinare la movida». Con questo scopo è stato convocato per oggi, alle 16.30, nella sede dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, un incontro a cui parteciperanno tutti i soggetti che sono in qualche modo coinvolti nelle vicende del divertimento notturno, finito da anni al centro di mille polemiche. I rumori generati dalla movida sono diventati insopportabili per i residenti mentre i gestori dei locali, supportati dalle associazioni di categoria, chiedono di poter lavorare fino a una certa ora, anche perché lo stop imposto dal Covid ha creato problemi enormi. Di recente si sono susseguite diverse ordinanze del Comune per fissare gli orari delle attività notturne ma la misura è colma per chi lavora nel settore, tant’è che alcuni hanno pensato di ricorrere alle vie legali.
Nei mesi scorsi, poi, l’Arta ha effettuato delle misurazioni nella zona del mercato di piazza Muzii, dove si concentrano molti locali, per accertare il livello dei decibel, e sono emersi superamenti dei limiti sia di giorno che di notte. E così il Comune, che ha sempre cercato di mediare tra le parti, ha deciso di mettere un punto fermo sulla questione, tanto più che la relazione dell’Arta è stata inviata anche alla Procura. Si è arrivati così all’incontro di oggi, convocato su iniziativa dell’assessore comunale al Commercio Alfredo Cremonese e del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Guerino Testa. «Non ci occuperemo dell’orario dei locali», specifica Cremonese. «Vogliamo capire se si può trovare un punto di equilibrio tra gestori dei locali e residenti e stilare un protocollo che disciplini la movida, non solo nella zona di piazza Muzii ma in tutta la città», partendo dal presupposto che «parliamo di un settore fondamentale, anche per il marketing territoriale della città. Affrontiamo la questione da un punto di vista tecnico, non politico, invitando a questa riflessione congiunta, oltre a Comune, Asl e Arta, anche associazioni di categoria e residenti. Si parte dalla comprensione della normativa», dice sempre Cremonese «per cercare un punto di equilibrio» e in questa ottica «vanno fatti dei sacrifici».
«È indispensabile smorzare le polemiche», fa notare Testa. «Anziché promuovere degli incontri separati abbiamo pensato a un tavolo unico, finalizzato ad evitare che il problema si acuisca e il punto è proprio questo: il divertimento serale sta diventando un problema, per la città. Bisogna cercare di contemperare tutte le esigenze e per questo ognuno deve essere pronto a fare un passo indietro, o in avanti, nei confronti degli altri».
«La cosa migliore è il dialogo», dice dalla Confartigianato il direttore Fabrizio Vianale che solo pochi giorni fa ha lanciato l’idea di prolungare l’orario della movida nel periodo di Natale. Oggi sarà presente con i referenti di Pescara, vecchia, piazza Muzii e discoteche. «Abbiamo chiesto di convocare un tavolo di confronto ormai da tempo, forse un anno, e ora si sta facendo. È bene che avvenga perché le imprese stavano valutando di ricorrere ad azioni legali, con un ricorso. Chi ha aperto un locale nella zona della movida sulla base di un determinato progetto si ritrova, all’improvviso, a non poter più lavorare come aveva pianificato, a subire una riduzione degli affari, e non per causa propria. Per noi ci sono le condizioni per trovare delle soluzioni ma se così non dovesse essere qualcuno potrebbe pensare di chiedere al Comune di pagare i danni. L’ideale è rispettare le esigenze di tutti: quella dei gestori di lavorare e quella dei cittadini di riposare». Oggi, quindi, «ascolteremo e poi faremo una proposta».
Maurizio Dionisio, direttore dell’Arta, che ha accettato di mettere a disposizione sede e professionalità per affrontare la questione, ricorda che del tema dei rumori della movida si è già parlato, negli anni scorsi, e la questione è stata «istituzionalizzata. All’epoca c’erano gli stabilimenti balneari al centro di tutto e si decise, tra l’altro, di modificare la posizione delle casse per la musica, rivolgendole verso il mare e non verso i palazzi».