Movida, il consiglio blinda gli orari scelti dal sindaco

Confermata l’una e mezza nei fine settimana, ma con le associazioni è scontro
PESCARA. Non sono stati ancora ufficializzati gli orari di chiusura delle attività del food and beverage pescarese. Ieri sera, dopo l'incontro con le associazioni di categoria, il sindaco Carlo Masci ha deciso di prendersi ancora qualche ora di tempo per firmare l'atto atteso ormai da giorni. Il provvedimento, che verrà pubblicato oggi, seguirà la linea dettata dall'ordine del giorno che ieri il consiglio comunale ha approvato con 19 voti a favore e 9 contrari.
Almeno fino al 7 luglio, i locali dovranno chiudere a mezzanotte e mezzo, dalla domenica al giovedì e all'una e trenta, il venerdì e il sabato. Il documento, illustrato dal capogruppo della Lega Vincenzo D'Incecco, prevede oltre alle fasce orarie, anche limitazioni allo «stazionamento degli avventori nelle immediate vicinanze delle attività di somministrazione di alimenti e bevande dopo la chiusura delle stesse». «Dare un orario di massima ai locali non significa coprifuoco, perché siamo liberi di stare fuori casa fino a che lo desideriamo», sottolinea D'Incecco, «ma Pescara ha una conformazione territoriale e delle necessità di gestione dettate soprattutto dall’eccessiva frequentazione di alcune zone della movida che potrebbero arrecare danno ai nostri concittadini». Alla base della linea della maggioranza ci sarebbe la necessità di evitare assembramenti, ma anche «la gestione del rumore e degli schiamazzi e il disturbo della quiete pubblica nelle zone in cui c’è un’alta densità di locali atti alla somministrazione di bevande cui corrisponde un’importante intensità numerica di presenze in particolare l'area di piazza Muzii e vie limitrofe».
D'Incecco annuncia anche una possibile «zonizzazione degli orari dividendo per fasce orarie le aree a seconda delle tipologie di attività. La vocazione turistica di un territorio non si misura sugli orari di chiusura degli esercizi commerciali, ma sulla qualità dei servizi, sulla sicurezza, sulla bellezza del territorio, sui prodotti tipici, sulla balneabilità delle acque e quindi sulla Bandiera blu».
Dure le reazioni delle opposizioni, con Francesco Pagnanelli che accusa la maggioranza di «aver voluto solo mantenere le promesse elettorali con i residenti di piazza Muzii» e Piero Giampietro che punta l'attenzione sul divieto di stazionamento. «Ci si dice di non parlare di coprifuoco», afferma, «ma nel momento in cui si ipotizza un divieto di stazionamento vicino alle attività, allora di fatto si riporta il coprifuoco». E così, se nelle vicine Montesilvano, Francavilla e Chieti, non è stata introdotta alcuna regolamentazione oraria, a Pescara le serrande devono abbassarsi prima del previsto.
«Comprendo le lamentele di chi ha un'attività commerciale, ma non capisco le strumentalizzazioni politiche di chi parla di coprifuoco», ha dichiarato in consiglio Masci, «è doveroso per un'amministrazione contemperare le esigenze di chi ha diritto a un sano riposo e chi ha il diritto a svolgere attività commerciale. La politica deve perseguire il buon senso». «Sono inutili i paragoni con Montesilvano e Francavilla», taglia corto il primo cittadino «perché è Pescara la città che attrae e continuerà ad avere quella capacità di attrazione».
Ancora critiche le associazioni di categoria dopo l'incontro con il sindaco, avvenuto a margine del consiglio. Se Casartigiani con Dino Lucente plaude alla linea, di tutt'altro tenore le reazioni delle altre associazioni. «Lo sconcerto non è per l'amministrazione che si trova tra due fuochi», commenta Gianni Taucci direttore di Confesercenti, «ma per un gruppo di residenti che antepone la propria tranquillità all'opportunità dei lavoratori di prendere lo stipendio. Esistono tante attività come cornetterie, pizzerie, gelaterie che vivono del post serata e che ne usciranno ulteriormente indebolite. Questa ordinanza mieterà vittime in tutta la città». «Per il Comune questo è il punto di equilibrio tra residenti e operatori», aggiunge Fabrizio Vianale direttore di Confartigianato, «per noi no e produrrà un duro colpo per le attività».
«Nel suo insieme la movida porta benessere e vita. Mi auguravo che la pressione dei cittadini si limitasse e invece non è stato così», sottolinea Riccardo Padovano presidente di Confcommercio, «abbiamo chiesto al sindaco qualche ora in più, per ragionare perché ci sono aree ed esigenze diverse».
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