Movida, un altro weekend deserto E i gestori preparano la protesta

7 Marzo 2022

Oggi la riunione per le iniziative da intraprendere. Parteciperanno anche i colleghi di Pescara Vecchia «Il maltempo non c’entra, altre aree erano piene. Invece, da noi, solo pattuglie delle forze dell’ordine»

PESCARA. Un fine settimana da dimenticare per i gestori dei locali della movida del centro. Piazza Muzii vuota come non si era mai vista. «E la colpa», dicono, «non è stata solo della pioggia». Per questa ragione, prima che sia troppo tardi, oggi alle 16 si incontreranno al caffè delle Merci per decidere le iniziative da intraprendere. Con loro ci saranno anche gli esercenti di Pescara Vecchia e probabilmente di viale Marconi. Alla riunione sono stati inviati a partecipare il consigliere regionale Guerino Testa e quello comunale Francesco Pagnanelli, con la speranza di essere ascoltati. Vista la situazione, gli esercenti non escludono, dopo quella di Carnevale, un’altra protesta, stavolta però «non passiva».
I gestori dei locali si sentono sempre più discriminati rispetto ai colleghi delle altre zone per via delle ordinanze sindacali che restringono le fasce orarie nell'infrasettimanale (da giovedì a domenica devono chiudere a mezzanotte, solo il venerdì e il sabato all'una e trenta come il resto della città). Ad appesantire il quadro, la legge nazionale che vieta il consumo e la somministrazione di alcolall’aperto dopo la mezzanotte. «Gli effetti di questa discriminazione», dice Filippo De Bonis, «si vedono tutti. La serata di sabato è stata a dir poco deludente. Fuori, in piazza, non c’era nessuno eccetto un grande dispiegamento di forze dell’ordine. C’erano polizia, carabinieri, finanza, polizia municipale. Non mancava nessuno. O meglio mancavano i clienti, le persone, che ormai, pioggia o non pioggia, non vengono più perché qui non c’è più niente da fare. Forse si lavora di più durante la settimana. E adesso», prosegue De Bonis, «quello che ci spaventa sono le prossime settimane. I pescaresi si stanno spostando nel Chietino, a Chieti Scalo in particolare, dove c’è molto più movimento. Se non si pone subito rimedio, la vedo davvero dura. In estate andranno a Francavilla. È dall’anno scorso che assistiamo a un calo e non si è fatto nulla. A Pescara si è perso il commercio. Si è sacrificata una parte importante del commercio. Adesso cercheremo per quanto possibile di proporre eventi, ci autotasseremo. Però abbiamo bisogno anche dell’appoggio della politica».
Per Mario Palladinetti, referente per Confartigianato della zona, tante attività di piazza Muzii e dintorni rischiano di abbassare le saracinesche per sempre. «Ormai», sottolinea, «in giro e agli angoli delle strade si vedono solo le forze dell’ordine. Non si lavora più. La situazione è insostenibile. Nelle altre zone, tutti questi controlli non ci sono. Si sta distruggendo il centro, che sta morendo. E pensare che era il più bello e il più vivo. Io ho un ristorante, sono conosciuto e quindi lavoro, ma non come prima. I fornitori dicono che i clienti si stanno riversando su Chieti e Montesilvano. Purtroppo», prosegue, «non si capisce che così a risentirne è tutto il commercio. Sono in crisi anche i negozi di abbigliamento. È tutto collegato e tutto quindi rischia di collassare». Anche per Giuseppe Scampoli, la situazione nella zona della movida del centro sta diventando sempre più difficile.
«Sabato», fa presente anche lui, «c’era il deserto. Già alle 20 non si vedeva nessuno. Il tempo di certo non ha aiutato, ma comunque non pioveva e si poteva stare fuori come d’altra parte succedeva anche in passato. Alle 22 nel mio ristorante è entrata soltanto una coppia e ho detto tutto. In altre zone della città la gente, invece, c’era. Se si continua così, con i divieti, non lo so dove andremo a finire».