Mucciante, malattia diagnosticata nel ’99 Ma interruppe le cure

Incidente probatorio con la perizia del professor Di Giannantonio Davanti al gip anche l’assassino del muratore Salvatore Russo
PESCARA. Roberto Mucciante, il 51enne che il 25 aprile scorso, nel garage del palazzo di via del Circuito, all’angolo con via Pian delle Mele, uccise con 38 coltellate il vicino di casa Salvatore Russo, nel 1999 era ricorso all’aiuto di una struttura psichiatrica pubblica, che gli diagnosticò una sofferenza psichiatrica, prescrivendogli una serie di farmaci. È uno dei punti fermi della perizia del professor Massimo Di Giannantonio, il docente di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’università D’Annunzio, incaricato dal gip Antonella Di Carlo di accertare la capacità di intendere e di volere dell’omicida. L’elaborato peritale è stato illustrato ieri mattina, in sede di incidente probatorio, al gip, al pm Luca Sciarretta, a Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, difensori di Mucciante, a Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi, legali dei familiari di Russo, e ai periti di parte. C’era anche Mucciante, rimasto per tutto il tempo con lo sguardo perso nel vuoto. La perizia ha delineato una serie di elementi importanti, mettendo nero su bianco che il 51enne nel ’99 si era rivolto a una struttura psichiatrica e che quindi in quel periodo era seguito. L’omicida, che nel ’99 si era persino assentato dal lavoro per la malattia diagnosticatagli, non avrebbe però continuato a curarsi. Una circostanza non di poco conto, di fronte a patologie che, se non trattate, nel tempo si aggravano.
«Una sofferenza psicopatologica importante», spiega il professor Giannantonio, «non esordisce da un momento all’altro come un fulmine a ciel sereno, ma nasce nella mente del soggetto affetto durante i periodi dello psico sviluppo, ha dei momenti di acuzie in alcuni momenti della vita e, se non diagnosticata e trattata correttamente, nel corso del tempo peggiora e può portare a degli episodi eclatanti di crisi».
E sarebbe quello che è accaduto nel caso di Mucciante, che ha avuto un momento di crisi grave legata al fatto che non era curato e non era seguito. Di Giannantonio non ha dubbi: la sofferenza psichiatrica dell’indagato non è nata con la tragedia del 25 aprile «e tantomeno nei giorni immediatamente precedenti», il 51enne, «preda della sua sofferenza psicopatologica, non trattata e non adeguatamente curata, ha avuto un’esplosione psicotica di grande importanza». La riprova di ciò, secondo il perito, è che, come documentato dai sanitari della casa circondariale di Pescara, il trattamento sanitario ricevuto in carcere da Mucciante, a base di tranquillanti minori, farmaci anti-psicotici e farmaci anti-depressivi, «dopo un certo numero di mesi ha prodotto dei miglioramenti sia dal punto di vista sintomatologico che dal punto di vista comportamentale».
Di Giannantonio ha dunque concluso che il 51enne «al momento del fatto era affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi». Attualmente, invece, l’omicida «non presenta quelle caratteristiche psichiche che lo rendano pericoloso socialmente» ed «è in grado di partecipare coscientemente al processo». Non ci sono state controdeduzioni rispetto alla perizia del consulente del gip, né da parte del pm, né dai consulenti di parte. Giuliano Pace, perito dei familiari di Russo, si è riservato di presentarle nei prossimi giorni.

