Muore a 55 anni durante la notte prigioniero della casa in fiamme

Il corpo di Alessio Colangelo ritrovato dopo ore dai vigili del fuoco nell’abitazione inagibile dal 2009 Il sindaco: in paese lo abbiamo aiutato tutti. Ma tra gli amici della vittima c’è chi accusa: lasciato solo
LORETO APRUTINO. La certezza non c'è. Ma è verosimile che sia di Alessio Colangelo, 55 anni, il corpo carbonizzato trovato ieri nella casa andata a fuoco nel centro storico di Loreto Aprutino, in via Cavour. L'incendio è scoppiato di notte, all'1.30, quando sono intervenute due squadre dei vigili del fuoco di Pescara e una di Penne che hanno lavorato a lungo, prima per spegnere le fiamme e poi alla ricerca di Colangelo, che viveva in quell'alloggio nonostante non fosse più agibile da oltre 10 anni, a causa del terremoto. Lo hanno trovato in cucina e ci sono volute molte ore per individuarlo, vista la quantità di materiale che c'era. Era lì che il 55enne viveva prima del sisma, pagando l'affitto. Ma anche dopo non era andato via, non aveva mai trovato un'altra sistemazione, nonostante i problemi dell'edificio, riscaldato solo con il caminetto. Non è chiaro cosa sia accaduto l'altra notte, cosa abbia scatenato il rogo che ha divorato tutto e fatto crollare il solaio. Il fatto che Colangelo, detto “Chicchirichì”, vivesse in quelle stanze lascia presupporre che la persona morta sia proprio il 55enne, ma prima di arrivare all'identificazione potrebbe volerci un po’, per i carabinieri che si stanno occupando del caso. In passato Colangelo aveva gestito un'osteria, ma le cose non erano andate bene, e nell'ultimo periodo viveva con il reddito di cittadinanza e grazie a una pensione di invalidità, riconosciuta dopo l’indennizzo per un incidente stradale. Puntava a ottenere una casa comunale ma non è stato possibile. Spiega il motivo il sindaco Gabriele Starinieri che lo conosceva da una vita e ieri ha «insistito affinché lo cercassero». «Dopo il terremoto», dice il sindaco, Colangelo aveva beneficiato di «altre forme di sostegno, il che escludeva che gli si potesse assegnare un alloggio popolare. Va detto che con il sussidio che ha ricevuto non ha mai cercato un posto dove stare», prosegue Starinieri parlando della «fine tragica» di quest'uomo a cui «volevo bene ma che non sempre ha fatto le scelte giuste. In paese lo hanno aiutato gli amici e venerdì abbiamo fatto insieme la richiesta di accesso ai buoni spesa». Parla di Colangelo anche l'avvocato Marcello Marini, affezionato al 55enne che, oltre ad assisterlo, talvolta ospitava a casa. «Per me era un brava persona, onesta, che ha bussato a tutte le porte e nessuno gli ha aperto. Della sua presenza in quella casa lo sapevano tutti», dice Marini ricostruendo le vicissitudini di Colangelo e anche l'attività «da apprendista» svolta a Pescara, le sue capacità «in campagna, essendo un ottimo agricoltore, e con i bambini». È rimasto «interdetto», dopo il rogo, l’amico di famiglia, Massimo Caiano: «È vero, quella casa aveva dei problemi, ma lui non poteva dormire per strada. Tutti sapevano che era lì».

