Muore dopo tre mesi dalla caduta

Il quarantenne di origine romena era precipitato dal balcone di casa, in via Nora
PESCARA. Dopo tre mesi trascorsi tra un reparto e l’altro, scanditi dal desiderio di farcela, è morto ieri, in ospedale, il quarantenne di origine romena che il 14 maggio è precipitato dalla balaustra del balcone di casa, a Pescara. Nicu Gheorghe non è riuscito a superare i mille problemi che sono sorti durante la lunga convalescenza in ospedale, trascorsa prima a Pescara poi a Popoli e quindi di nuovo a Pescara.
L’uomo, che si occupava di raccogliere e rivendere il rame, quella notte si trovava sulla balaustra del balcone dell’abitazione dove viveva con la famiglia, al terzo piano di un edificio di via Nora. Non era un caso che si trovasse lì, perché raggiungeva spesso quel posto ma evidentemente ha perso l’equilibrio, accidentalmente, ed è finito a terra. Il tonfo è stato udito distintamente dalla moglie e da altre persone che si trovavano nello stabile per cui è stato chiesto l’intervento dell’ambulanza per trasportare il quarantenne in ospedale.
Le sue condizioni sono apparse subito gravi perché, cadendo di schiena, l’uomo ha riportato una lesione midollare e a nulla è servito l’intervento a cui è stato sottoposto dopo il ricovero per cui nel giro di poche ore dall’incidente è arrivata la tragica notizia che sarebbe rimasto paralizzato. Sono stati mesi difficili, per lui, non solo per le conseguenze della lesione midollare ma anche per un’infezione sorta successivamente. Durante il ricovero è stato trasportato dall’ospedale di Pescara a quello di Popoli, per avviare la riabilitazione, ma poi è stato necessario il rientro a Pescara e le sue condizioni sono peggiorate, al punto che è finito in Rianimazione.
Nel ricostruire la brutta caduta di cui è stato protagonista, da un’altezza di circa 9 metri, il personale della squadra volante ha cercato di capire cosa ci facesse lì e ha appurato, tra l’altro, che quella sera l’uomo ha alzato il gomito. È per questo, con ogni probabilità, che non è riuscito a mantenere l’equilibrio, mentre si trovava in una posizione pericolosissima.
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