+++ Muore mentre fugge dai carabinieri, Ciarelli era senza patente e non poteva uscire dal territorio di Pescara +++

È possibile, si apprende da ambienti vicini alla famiglia, che l'uomo, essendo in semilibertà e dovendo rientrare in carcere alle ore 21, avesse paura di fare tardi o temesse il rischio di perdere i benefici
PESCARA. Era senza patente e non avrebbe potuto lasciare il territorio comunale di Pescara: per questo, forse, non si è fermato all'alt dei carabinieri, Massimo Ciarelli, il 43enne morto ieri dopo un incidente avvenuto al culmine di un inseguimento, tra Città Sant'Angelo e Silvi. È possibile, si apprende da ambienti vicini alla famiglia, che l'uomo, essendo in semilibertà e dovendo rientrare in carcere alle 21, avesse paura di fare tardi o temesse il rischio di perdere i benefici.
Tutto è iniziato attorno alle 20 a Montesilvano, quando una pattuglia dei carabinieri ha notato Ciarelli - il 43enne è il responsabile dell'omicidio dell'ultrà pescarese Domenico Rigante avvenuto nel 2012 - a bordo di uno scooterone insieme ad un altro ragazzo. Intimato l'alt, il mezzo a due ruote si è dato alla fuga. È così partito un inseguimento andato avanti lungo la strada statale 16, tra Montesilvano, Città Sant'Angelo e Silvi.
Una volta al confine con Silvi, ad una rotatoria, il passeggero sarebbe sceso o caduto dal mezzo, mentre Ciarelli avrebbe proseguito la fuga da solo. Un'auto dei carabinieri si è subito fermata per bloccare l'uomo a terra. Il 43enne, invece, avrebbe usato la rotatoria per rigirare e tornare verso Montesilvano, in direzione sud, ed avrebbe invaso la corsia opposta, forse per superare le auto in coda, andando a scontrarsi frontalmente con un secondo mezzo dei carabinieri che viaggiava in direzione nord.
Ciarelli è morto sul posto, nonostante il rapido intervento del 118. Nessuna conseguenza per l'altro passeggero, un uomo di 30 anni. In ospedale, per accertamenti, sono stati trasportati anche i carabinieri a bordo dell'auto.
Per l'omicidio Rigante, Ciarelli era stato condannato a 30 anni, poi ridotti a 17 dopo l'annullamento dell'aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e la successiva rimodulazione della pena, nel 2017, da parte della Corte d'assise d'appello di Perugia. Lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà e di sera, alle 21, doveva rientrare in carcere, a Pescara.

