Museo al Rampigna: l’assessore chiede i cimeli ai pescaresi

Mascia si appella ai cittadini per ridar vita alla Strapaesana: si possono dare al Comune in comodato o come donazione
PESCARA. Una partita tra “vecchie glorie” che indossano le casacche della Strapaesana: potrebbe ricominciare così la nuova vita del Rampigna, storico campo e fucina del football pescarese a ridosso del lungofiume nord, all’altezza del ponte D’Annunzio. È abbandonato da anni, ma a marzo cominceranno i lavori per restituire al calcio giocato l’impianto che, fino all’inaugurazione dell’Adriatico nel 1955, è stato lo stadio principale di Pescara. E in più c’è il sogno di crearvi un museo.
IL MUSEO. “Strapaesana” forse non dice granché ai più giovani. Ma è un nome che fa battere il cuore ai tifosi più anziani. Era soprannominata così la squadra di Pescara che infiammò il Rampigna a cavallo tra gli anni ’30 e ’40. «Lanciamo un appello a familiari e discendenti dei giocatori dell’epoca e agli sportivi più anziani», dice l’assessore ai Lavori pubblici Luigi Albore Mascia, «chiediamo a chiunque abbia cimeli della Strapaesana di metterli a disposizione del Comune, come donazione o in comodato, per realizzare il museo che vogliamo creare all’interno del Rampigna rimesso a nuovo».
I L AVORI. Il cantiere salvo imprevisti aprirà a marzo e andrà avanti fino all’estate. «Per il manto in erba sintetica verrà usato l’ecotherm, un materiale di ultima generazione», annuncia l’assessore allo Sport Patrizia Martelli, «anche sostenibile dal punto di vista ambientale, in quanto riciclabile al 100%. L’impianto sarà completamente ristrutturato e reso a norma, dalle tribune agli spogliatoi, dall’impiantistica ai sanitari, compresi gli accessi per i disabili».
L’INVESTIMENTO. I lavori sono stati aggiudicati all’Ati composta da Limonta sport spa di Erba e Di Giampaolo srl di Pescara per 594mila euro. Dovranno terminare in 81 giorni e, come detto, oltre al sintetico (compresa la manutenzione per quattro anni), porteranno impianto di illuminazione in led; rifacimento della tribuna con ingresso da via Spalti del Re, magazzini, stanza del custode e i due spogliatoi, realizzati uno nel 1941 e l’altro nel 1970, ai quali si accede da via Caduta del Forte.
IL VALORE SIMBOLICO. «Quel campo ridotto in quel modo è una ferita aperta», afferma Albore Mascia, «è forse uno dei pochi luoghi davvero identitari di Pescara, che ha avuto un grande valore simbolico per generazioni e generazioni di tifosi. Per questo è un’opera alla quale tengo particolarmente, e che in tanti mi hanno sollecitato».
IL FUTURO. Lo stadio, che ufficialmente è intitolato a Renato Curi, avrà un terreno di gioco di 100 metri per 50,40. Sarà omologato per gare ufficiali della Figc fino alla Prima categoria. «Potrebbe esserci un bando per la gestione», ipotizza l’assessore Martelli. «Nel frattempo», aggiunge Albore Mascia, «sarebbe bello inaugurarlo con un’amichevole tra vecchie glorie che vestono le maglie storiche della Strapaesana».
LA STORIA. Il Rampigna è stato il campo principale di Pescara fino al 29 dicembre 1955, giorno in cui aprì i battenti lo “Stadio prototipo” del Coni, l’Adriatico. In origine, prima dell’unione tra Castellammare Adriatico e Pescara, era il terreno di gioco dell’Aternum, la formazione di Pescara che partecipò al primo campionato abruzzese Figc nel 1925. I Castellammaresi dell’Ursus giocavano invece al Riviera, grossomodo dove oggi c’è l’Hotel Esplanade. La fusione dei due Comuni del 1927, venne anticipata da quella delle due squadre nel 1926: l’Ursus-Aternum, che poco dopo avrebbe preso il nome di Tito Acerbo, scelse il Rampigna per i propri incontri casalinghi.
I SUCCESSI. Sul Rampigna, quella ricordata come Strapaesana, centrò i primi successi rilevanti del calcio pescarese: la promozione in serie C nel 1938 e quella che, nel 1941, segnò il debutto dei biancazzurri in B. Nel 1953 il Pescara vinse qui la coppa Abruzzo che la Lega regionale mise in palio tra le squadre abruzzesi di C. Il glorioso Rampigna negli anni ’50 era però ormai troppo piccolo per una città che, oltre al club principale, aveva altre cinque società affiliate alla Figc.
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