Musica a colori l’omaggio di Esposito al Rinascimento

17 Ottobre 2014

TERAMO. Diego Esposito, quotato nome dell'arte internazionale, ha realizzato un'importante opera nell'aula magna del campus universitario di Colleparco a Teramo. L'artista concettuale teramano ha...

TERAMO. Diego Esposito, quotato nome dell'arte internazionale, ha realizzato un'importante opera nell'aula magna del campus universitario di Colleparco a Teramo. L'artista concettuale teramano ha lavorato in questo “tempio” moderno su invito del rettore dell'ateneo teramano Luciano D'Amico, qui in veste di committente mecenate. Ancora senza titolo («In tasca ho foglietti con 7-8 ipotesi» spiega sorridendo l’artista), la realizzazione di Esposito sarà inaugurata a dicembre.

Si tratta di un intervento pittorico sulle "vele" della volta dell'aula magna che rende omaggio a protagonisti dell'arte del Tre-Quattrocento nati a Teramo o che qui hanno lasciato importanti opere. A partire dal pittore veneziano Jacobello del Fiore, il cui prezioso polittico nel duomo di Teramo folgorò il bambino Diego Esposito, tanto da spingerlo in seguito verso gli studi artistici. Il tributo dell’autore concettuale è rivolto anche a Andrea De Litio, di Luco de' Marsi, i cui mirabili affreschi impreziosiscono la cattedrale di Atri; a Luca d'Atri, del quale lacerti di affreschi si trovano a Teramo in San Domenico; e al musicista Zachara da Teramo, uno dei maggiori compositori italiani di fine Trecento, nome suggerito a Esposito dalla musicologa Paola Besutti, docente nell’ateneo teramano.

Un ponte tra antico e contemporaneo, così Diego Esposito definisce la sua opera, che può essere letta in due direzioni, da Nord a Sud e viceversa. In un senso sulle quattro vele sono dipinti i nomi degli artisti, connotati dai colori usati dagli artisti stessi (le 4 linee colorate intorno al nome di Jacobello individuano anche i 4 punti cardinali); nel caso di Zachara sono stati miniati da Esposito in caratteri gotici mottetti di una sua composizione. Nell’altro verso l’artista teramano ha dipinto rombi e quadrati di colore posti su pentagrammi come note musicali («Sento i colori degli artisti come suoni. Quando entra la luce nell'aula magna i colori si illuminano e danzano»); nella prima vela il pentagramma è intero, nelle voltine successive si spezza in 7, poi 6, infine 5 parti. Scansione che obbedisce all’ottica del “binocolo rovesciato”, secondo la prospettiva giapponese (che si allarga) opposta a quella rinascimentale, spiega Raffaella Morselli, ordinario di Storia dell’arte moderna nell’università di Teramo, che aggiunge: «Esposito è artista concettuale, quindi la sua poetica si traduce in segni. Intervenendo su un’architettura preesistente e difficile da interpretare è riuscito a dare un ritmo alle 4 vele del soffitto, realizzando un’opera di grande impatto estetico». Il percorso dei pentagrammi e dei colori come suoni rispecchia la sensibilità zen acquisita da Esposito nei lunghi soggiorni in Giappone e gli esiti della ricerca condotta recentemente in Perù con installazioni sulla relazione suono-colore. «Quando il rettore mi ha chiamato pensavo a una parete. Invece lui, che è uomo audace, pensava al soffitto. È stata una sofferenza, ma un artista deve essere generoso e rischiare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA