Naiadi, Di Renzo patteggia tre anni

Bancarotta, l’ex amministratore della Progetto Sport in lacrime: «Non ho mai preso soldi». Prosciolto Calore
PESCARA. «Fino a qualche anno fa, finivo sui giornali per meriti sportivi e poi un giorno mi sono ritrovato a essere accusato di aver sottratto 800mila euro che non sono mai esistiti, sono il fatturato di un bar. Ci ho rimesso la vita. Oggi ringrazio Dio di uscirne ancora in piedi e di finirla qui. Voglio scomparire dalla faccia dalla terra». E' molto provato Luciano Di Renzo, ex amministratore della Progetto Sport, la società che ha in gestione le piscine Le Naiadi dal 2008. Ieri, davanti al gup Elio Bongrazio, Di Renzo ha messo la parola fine a una vicenda «devastante», patteggiando tre anni per bancarotta fraudolenta e truffa. Sempre per bancarotta il fratello di Di Renzo, Raffaele Di Renzo, dirigente di società legate alla Progetto Sport, ha patteggiato due anni. Prosciolto invece Lamberto Calore, già amministratore della Progetto Sport nella fase del concordato, finito nei guai a causa di dichiarazioni rese proprio nella fase concorsuale. Punto centrale dell'accusa, rappresentata dalla pm Silvia Santoro, una presunta distrazione di circa 800mila euro.
«La mia famiglia e i miei collaboratori», dice Di Renzo con la voce rotta dall'emozione, «hanno sofferto moltissimo a causa di questa vicenda. Questo mi ha ferito profondamente. Nella vita ho allenato squadre importanti e ho sempre insegnato il rispetto delle regole. Poi mi sono ritrovato in una condizione del genere, è allucinante per me. Sono stato massacrato, ma non ho mai preso soldi in mano. Non conosco neanche la combinazione della cassaforte. E' facile fare accuse del genere e mettere in croce qualcuno: ho perso tutto dignità, immagine e soldi. Il denaro non mi interessa. A me importa solo proteggere la mia famiglia. Sono stato accusato di aver sottratto 800mila euro, ma questi sono il fatturato del bar di tre anni. Come si può pensare che abbia preso i soldi? I sette dipendenti e i fornitori sono stati pagati e c'è un bilancio depositato alla Camera di commercio. E poi la Progetto Sport non è fallita: come posso essere accusato di bancarotta fraudolenta se la società non è fallita?». Di Renzo ora vuole chiudere per sempre questo capitolo «Non ce la faccio più. Perché questa cattiveria nei miei confronti? Alle Naiadi sono stati fatti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria senza un euro di finanziamento pubblico, tutte le migliorie sono state a carico della Progetto Sport. Ho anche vinto la causa contro la Regione per avere quasi 900mila euro, soldi che ci doveva dal 2012. Immaginate quanto possa soffrire un'azienda senza 900mila euro. Ho dovuto pagare il personale, cercare le risorse. Ora vorrei sparire».

