Naiadi, il futuro torna in bilico: in 12 rischiano il licenziamento

PESCARA. Le Naiadi rischiano di non riaprire, il futuro dei lavoratori torna in bilico e la vita dell'utenza e delle tante associazioni sportive che gravitano nell'impianto sulla riviera Nord di...
PESCARA. Le Naiadi rischiano di non riaprire, il futuro dei lavoratori torna in bilico e la vita dell'utenza e delle tante associazioni sportive che gravitano nell'impianto sulla riviera Nord di Pescara appare sempre più incerto. Riavvolgendo il nastro sembra di tornare indietro di due anni, nella primavera del 2019, quando dopo il fallimento della Progetto Sport, catene e lumini sui cancelli del centro natatorio avevano di fatto messo la parola fine alla precedente gestione. Il quadro attuale è meno definitivo, ma la sensazione di tutti è che salvo colpi di coda, anche l'esperienza dell'Ati che sta gestendo l'impianto sia arrivata al capolinea. Per colpi di coda s'intende un contributo economico da parte della Regione per far ripartire nell'immediato il Palapallanuoto e appena le norme lo consentiranno il resto della struttura. Da soli, i soci, non ce la fanno.
Solo due settimane fa la prospettiva sembrava diversa: l'incontro in Regione tra l'Ati, i sindacati, l'assessore allo Sport Guido Liris e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri aveva prodotto la fumata bianca. «Si riparte con gli agonisti l'8 febbraio», avevano esultato le parti. Ma è stato un fuoco di paglia. Appena il giorno dopo The Hurricane, una delle società interessate, si è sfilata ufficialmente per problemi gestionali. Anche Swim Team, altra colonna della riapertura, pare abbia fatto un passo indietro. E così, a conti fatti, le due defezioni hanno portato a un ammanco di 10mila euro sui 30mila stimati come costo di gestione mensile. La conferma è arrivata l'8 febbraio, quando la struttura è rimasta chiusa, come chiusa è oggi e rischia di rimanere a lungo. Nella giornata di martedì Sospiri, insieme al consigliere comunale di Pescara Claudio Croce, ha inviato una diffida alla Pinguino, mandataria dell'Ati «ordinando la riapertura entro il termine perentorio di 7 giorni», fanno sapere i due in un comunicato. «La misura è colma, sono mesi che la Regione ha dimostrato pazienza, anche alla luce delle difficoltà create dal Covid. Tuttavia, se tale termine non verrà rispettato, procederemo con azioni legali, per giungere alla rescissione della convenzione in essere». Ma questo potrebbe anche non essere necessario: da quello che filtra infatti, nel corso di una riunione tra i legali delle associazioni che compongono l'Ati (Pescara Pallanuoto, Club Aquatico e Gollum Climbing), è stata vagliata concretamente l'ipotesi di una restituzione anticipata delle chiavi alla Regione, rispetto alla naturale scadenza di luglio. «Sono venute meno le condizioni», commenta il direttore Nazzareno Di Matteo, numero uno della Pinguino. «Rispetto al verbale sottoscritto da tutte le associazioni per la riapertura del Palapallanuoto, almeno due sono venute meno, provocando un ammanco economico di oltre 10mila euro. Se la Regione non interviene con un contributo è chiaro che non ci sono le possibilità per andare avanti». Poi specifica: «L'Ati ha un credito con le associazioni di circa 40mila euro. Altri 40mila ne vanta proprio dalla Regione. Se nessuno paga è difficile far funzionare un impianto che a pieno regime costa oltre 100mila euro al mese».
Così facendo, la nuova crisi riapre lo spettro di un nuovo licenziamento collettivo per i 12 dipendenti, senza parlare degli oltre 35 collaboratori sportivi che contribuiscono al funzionamento del centro sportivo. «Siamo tornati indietro di due anni», dice Guido Cupido della Cgil Slc, che insieme alla Fiscat Cisl ha chiesto un immediato confronto alle istituzioni. «Quando nel 2019 arrivò la nuova gestione temporanea furono gli stessi politici che compaiono oggi a prospettarci una soluzione “a breve”. Sono passati due anni e non è stato prodotto nessun risultato. Il rischio per quei lavoratori è un secondo licenziamento collettivo in 24 mesi. Vogliamo sapere se la Regione ha effettivamente la soluzione che dice di avere e soprattutto dobbiamo fare il possibile affinché la piscina rimanga aperta. Chiudere significa anche rischiare di non riaprire più».

