Naiadi, la Regione minaccia: gestione Di Renzo a rischio

L’ente: scuola nuoto in subappalto, tariffe poco chiare e canone non pagato
PESCARA. La Regione Abruzzo punta a fare luce sulle vicende delle Naiadi, per capire se la convenzione che disciplina i rapporti con il concessionario sia stata rispettata nel tempo. Avendo riscontrato degli inadempimenti, la Regione ha già chiesto chiarimenti e sarebbe perfino pronta a far decadere il rapporto con il concessionario. Ma, nella stessa misura, c'è anche la possibilità che si vada avanti, senza rotture, nel caso in cui venga ripristinato il rispetto della convenzione in essere.
È questa l'ultima puntata di una vicenda lunga e complicata che vede al centro di tutto il complesso sportivo Le Naiadi, una struttura da sempre punto di riferimento per chi pratica lo sport nel pescarese.
A sollevare l'attenzione sulla questione è stato il consigliere regionale Domenico Pettinari, del Movimento 5 stelle, che ha presentato una interpellanza a maggio e ha avuto risposta nei giorni scorsi, come riferisce il consigliere di opposizione. Si è saputo così che la Regione, attraverso la commissione di vigilanza interna istituita proprio per occuparsi delle Naiadi, ha contestato una serie di inadempimenti al concessionario. Inadempimenti che riguardano, tra l’altro, il mancato rispetto della garanzia fideiussoria dal 2012 e il mancato versamento del canone concessorio dal 2012 (1500 euro l'anno). È anche emersa la necessità di ricevere chiarimenti sulle tariffe e sull’assunzione dei dipendenti già assunti alla stipula della convenzione. Inoltre, elemento ritenuto di non poco conto da Pettinari, è stata contestata la concessione ad altri della gestione dell'attività della scuola nuoto, nonostante non sia possibile. Anzi, il subappalto dei servizi è espressamente vietato, ricorda Pettinari.
Mentre la Regione è in attesa di ricevere risposte su questi punti dal concessionario, Pettinari annuncia che chiederà di sapere «con esattezza il contenuto delle intimazioni inviate dalla commissione e le risposte ricevute. Inoltre, ritenendo che ci siano i presupposti per farlo», solleciterà «la decadenza dell'appalto e un nuovo bando, con la previsione di una clausola di salvaguardia degli ex dipendenti, che sono stati licenziati ingiustamente». Ieri Pettinari ha incontrato alcuni degli ex addetti della società Progetto Sport Gestione Impianti srl, la società che si è aggiudicata la gestione delle Naiadi nel 2009. In sei sono rimasti senza lavoro nel 2014, quando sono stati licenziati dopo un periodo di cassa integrazione, e anche loro chiedono «la decadenza della concessione. Chi non ha rispettato la concessione deve andare via e la Regione se ne deve fare carico», dicono. «Ma non chiediamo che la struttura chiuda, anzi», spiega per tutti Manuela Scurti. «Pretendiamo solo che si agisca nella legalità».
Cerca di smorzare i toni polemici Luciano Di Renzo, che proprio per le vicende del centro sportivo è indagato per bancarotta fraudolenta ed è stato sostituito alla guida delle Naiadi dall'amministratore unico Lamberto Calore.
«Dovremo rispondere entro 30 giorni e lo faremo», spiega Di Renzo alla luce di un incontro che si è svolto nei giorni scorsi con la Regione. «Anzi», prosegue, «abbiamo già inviato della documentazione ma sinceramente ritengo che le priorità siano diverse, ora. Sia chiaro: se chiedono dei chiarimenti è giusto che si risponda ma i quesiti sono abbastanza banali e riguardano il subappalto e i dipendenti. Questioni leggere, secondo me, mentre si pensa ai 1500 euro ma non si affronta la questione dei fondi dovuti alla società dalla Regione che ha riconosciuto (nel verbale di una riunione del 7 gennaio) di dover rimborsare somme consistenti, quasi 900 mila euro. Per quanto ci riguarda ora siamo nella fase del concordato: pagheremo ciò che si dovrà pagare e credo che lo stesso farà la Regione, che ha preso un impegno in questo senso». Quei 900 mila euro mai arrivati «hanno creato dei problemi certo, ma non sono soldi che servono a me. Sono soldi per la struttura», aggiunge Di Renzo, che oggi si definisce “memoria storica del complesso sportivo”. «Mi si chiede il canone, pari a 1500 euro, ma ci si dimentica di tutti i fondi che ci deve la Regione». Su questo punto, ritenuto prioritario da Di Renzo, gli ex lavoratori non sono affatto d’accordo. «Non esiste un atto della Regione sul riconoscimento del presunto credito vantato da Di Renzo», dice Scurti. I fronti restano contrapposti e se gli ex dipendenti sperano in una svolta Di Renzo non teme la revoca, anzi pensa che «non ce ne siano i presupposti» e plaude al lavoro di Calore.
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