Naiadi, lite sulle tariffe «Intervenga il prefetto»

Alcune società contro l’ente gestore. Oggi incontro in Regione
PESCARA. Acque agitate alle piscine Le Naiadi per la questione delle tariffe e degli spazi acqua assegnati dall’ente gestore, la srl Progetto sport gestione impianti, alle cinque società che si occupano di acqua (nuoto, pallanuoto, e sincro), vale a dire Swim action, Swim Team, The Hurricane, Pescara Pallanuoto e Club Aquatico che insieme raccolgono un bacino di circa 500 atleti a fronte dei 3mila iscritti alle varie attività delle Naiadi.
Un malumore che va avanti da tempo e che in questi giorni ha visto una delle società coinvolte, il Club Aquatico, rivolgersi perfino al prefetto Francesco Provolo con una lettera, inviata anche all’ente gestore e per conoscenza al gabinetto di presidenza della Regione, alla commissione di vigilanza Le Naiadi, alla direzione generale e al dipartimento Sport della Regione, in cui il presidente del club Aquatico Riccardo Fustinoni chiede al prefetto «di convocare urgentemente un incontro con tutte le parti coinvolte al fine di garantire le condizioni di pace sociale, minacciate dal comportamento posto in essere dal gestore che non rispetta le condizioni d’uso dell’impianto e le assegnazioni degli spazi d’acqua così come contenuti nelle disposizioni contrattuali pubbliche».
Alla lettera, datata 6 ottobre, ha fatto seguito la convocazione da parte della stessa Regione, e in particolare del dipartimento Turismo, cultura e paesaggio, servizio sport ed emigrazione, che per oggi alle 15 ha convocato tutte le società per chiarire e verificare dove, a detta di queste ultime, l’ente gestore non si stia attenendo al regolamento.
Regolamento che per l’assegnazione degli spazi acqua stabilisce per il gestore (per conto della Regione) l’obbligo generale di ripartirli proporzionalmente al numero degli affiliati di ciascuna società o associazioni ma con due distinzioni: per il nuoto e il nuoto sincronizzato in base al numero degli iscritti di ciascuna società o associazioni sportiva; per la pallanuoto sulla base della categoria di appartenenza delle squadre «e in subordine ai titoli sportivi». Quanto alle tariffe, lo stesso regolamento stabilisce che non va superato il tetto della tariffa della scuola nuoto che l’ente gestore propone come suo servizio esclusivo (in questo caso circa 450 euro a stagione considerando i circa 45 euro mensili richiesti). Ma il punto, che poi fa lievitare il prezzo finale che le singole società propongono all’utenza, è: in base a cosa le società devono pagare gli spazi acqua? In base al numero di atleti o in base al numero di corsie occupate? Da quanto emerge dalle singole società, l’ente gestore sta facendo pagare l’acqua per numero di corsie, un criterio che non sarebbe contenuto nella convenzione e che però farebbe lievitare il costo finale per l’utenza, maggiorato delle voci servizi, kit e abbigliamento, tecnici ed eventuali gare.
«I nostri utenti», dice Gianluca Ricci della Swim action, società di nuoto agonistico con 37 iscritti, «pagano tariffe molto più alte rispetto ad altre realtà dove si pagano 500, 650 euro a stagione contro i nostri 900, 1000, 1300 euro a ragazzo. Ed è proprio di questo che andremo a chiedere conto alla Regione: chi e come stabilisce i criteri di applicazione delle tariffe?».
Una questione legata a doppio filo, secondo Fustinoni del Club aquatico, all’assegnazione finale degli spazi acqua. «Ad oggi non c’è certezza di quanti spazi abbiamo a disposizione, con una confusione e un affollamento delle corsie che l’altro giorno ha visto uno spazio conteso dai ragazzi di due società diverse. Il rischio è che con questa confusione perdiamo l’utenza, con un danno di immagine notevole visto che a fronte dei nostri 180 atleti come Club aquatico ci vengono riservati spazi insufficienti, e in orari marginali. Ma il nocciolo della questione è che la Regione è ferma da due anni, con l’unica preoccupazione di far quadrare l’aspetto normativo mentre noi vogliamo capire lo spirito della convenzione che dev’essere quello di mantenere le tariffe calmierate. Ma dopo due anni non solo non abbiamo ancora le tariffe corrette, ma soprattutto non c’è un controllo sul gestore che di volta in volta gestisce in maniera assolutamente personale le tariffe e gli spazi della struttura pubblica».
Replica Lamberto Calore, amministratore della società che gestisce l’impianto: «Rispettiamo le regole dettate dall’allegato B, c’è una commissione di vigilanza che ci controlla e con la quale abbiamo un dialogo proficuo. La Regione ci ha chiesto dei chiarimenti e stiamo rispondendo». Quanto al discorso degli spazi Calore rimarca: «Il Club aquatico non è soddisfatto ma mi risulta che ha assegnato il 52 per cento delle ore dentro il Pala pallanuoto. E comunque per l’assegnazione degli spazi, per la pallanuoto bisogna tenere conto della categoria della società e dei sacrifici che fa una società per arrivare in serie A. Quanto alle tariffe c’è un organo di controllo, ma non siamo certamente i più cari, ci atteniamo come da regolamento alla media: ad Avezzano, a Francavilla e a Teramo è di 8 euro, a Teramo di 5,75 all’Aquila di 7 euro e a Pescara di 8. Piuttosto, il focus del problema va spostato sull’efficientamento energetico della struttura. Per il resto da gennaio stiamo pagando tutti gli stipendi, abbiamo riportato il bilancio in attivo. È un bene pubblico, non ci sono figli e figliastri».

