Naiadi, riapertura a rischio: manca l’intesa con l’ex gestore

1 Maggio 2021

L’Ati e la Regione, proprietaria della struttura, non si accordano sui saldi delle utenze E il Comune non ha ancora le chiavi per riavviare l’impianto. Nuovo incontro lunedì

PESCARA. Lavoratori e utenti tornano a chiedere a gran voce la riapertura delle Naiadi. L’impianto sportivo, chiuso da fine ottobre, rimane al centro di una querelle tra la Regione e l’Ati che lo ha gestito fino al passo indietro di metà marzo. Fino a oggi, infatti, le parti non sono riuscite a trovare l’accordo per la risoluzione del contratto e la restituzione delle chiavi all’Ente. Un altro tentativo verrà fatto lunedì, quando è previsto un nuovo incontro. Due sono strade: la prima, quella che tutti sembrano augurarsi, porta alla riapertura nei tempi ipotizzati qualche settimana fa, vale a dire all’inizio di giugno. La seconda, invece, farebbe slittare il tutto a settembre.
La Regione, proprietaria dell’impianto, sta continuando a dialogare con l’Ati, ma fin qui l’accordo non è arrivato. Sul tavolo ci sono i conti non saldati delle utenze, staccate con il passare dei mesi, ma anche l’inventario di attrezzi e strumentazioni di proprietà dell’Ati, rilevati in parte dal fallimento della Progetto Sport e che la stessa Regione vorrebbe e dovrebbe riacquistare in modo da avere l’impianto già pronto per rientrare in funzione. Ci sono, poi, i lavori per i quali l’Ati ha chiesto già da mesi il rimborso delle somme anticipate, che però la Regione vuole verificare e quantificare prima di liquidarli: non tutti infatti sarebbero stati autorizzati dall’Ente, che non intende farsi carico di quelli disposti in autonomia dall’ex gestore.
Insomma, un quadro ancora tutto da chiarire, mentre i giorni passano e l’inizio di giugno, data ipotizzata per ridare vita almeno alla piscina olimpionica, alla sala fitness e al bar, si avvicina. Se dagli uffici regionali si apprende che la rendicontazione sia ormai conclusa, sul fronte Ati si dicono in attesa di ricevere i documenti per visionarli e cercare di giungere al tanto atteso accordo. Nessuno però si sbilancia sulle tempistiche: senza questo passaggio, l’impianto non può essere consegnato al Comune di Pescara, ormai pronto a subentrare.
E in mancanza di un’intesa si rischia di dover aspettare fine luglio, data della naturale scadenza del contratto di gestione. Questo è il timore più grande dell’utenza e dei lavoratori, consapevoli che tale scenario comporterebbe la perdita di tutta lìestate: un’idea che ha fatto scattare il campanello d’allarme, tanto che c’è chi ipotizza nuove proteste qualora si verificasse. Nel frattempo Marcello Antonelli, presidente del consiglio comunale di Pescara, uno dei promotori dell’iniziativa che ha portato l'Ente a proporsi per una gestione temporanea, spiega: «Noi abbiamo tutti gli atti pronti per entrare, ma in questo momento ci sono delle questioni tra Regione e Ati nelle quali non possiamo e non vogliamo entrare», si limita a dire. Poi però conferma la richiesta d'incontro ricevuta dai sindacati: «Abbiamo già dato la nostra disponibilità, se loro vogliono, siamo disponibili. Purtroppo però, se prima non si arriva a una soluzione, noi possiamo dire poco, se non riconfermare l'impegno a riassorbire tutti i 12 dipendenti della struttura, come già dichiarato nel corso del consiglio comunale straordinario», chiosa. Lunedì, forse, si saprà qualcosa in più: quel che è certo è che per riaprire a giugno occorre una svolta a stretto giro: servono almeno 20 giorni per preparare le vasche e far ripartire l'impianto. Chi lì dentro ci lavora da una vita lo sa bene.
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