Napoli, il sistema Romeo dentro palazzo di Giustizia

Dirigente ministeriale accusato di corruzione: favori in cambio di un lavoro Perquisiti gli uffici. I verbali di Gasparri: «Ero a disposizione dell’imprenditore»
ROMA. L’inchiesta Consip conduce addirittura dentro il palazzo di Giustizia di Napoli e riguarda gli appalti per la pulizia degli uffici dei magistrati e delle aule del tribunale. Al centro del nuovo filone di indagine ancora l’imprenditore campano Alfredo Romeo, arrestato il primo marzo scorso con l’accusa di aver corrotto un manager della centrale unica degli appalti dello Stato, Marco Gasparri, a cui avrebbe versato 100mila euro in cambio di “consulenze” per vincere le gare. Stavolta, secondo il pubblico ministero Henry John Woodcok, Romeo avrebbe corrotto un funzionario del ministero di Giustizia, Emanuele Caldarera al quale aveva chiesto di sbloccare il pagamento di alcune fatture. In cambio nel 2016 Romeo gli ha assunto la figlia in una delle sue società. Ora Caldarera, che ricopriva la carica di direttore generale per la gestione del complesso giudiziario partenopeo, è indagato per corruzione in concorso con l’imprenditore ed è stato sospeso. Ieri sono stati perquisiti i suoi uffici e sequestrati computer e documenti.
Il sistema Romeo. Soldi, assunzioni, favori, vacanze nel suo hotel a cinque stelle di Ischia: il “sistema Romeo” continua ad emergere dalle carte della procura di Napoli e di Roma. In un’informativa dei carabinieri del Noe ripresa dal pm Woodcock l’imprenditore viene descritto come protagonista di una «abituale e seriale realizzazione di reati contro la pubblica amministrazione che hanno riguardato “a trecentosessanta gradi” tutti i rapporti e tutte le relazioni intrattenute con ogni soggetto espressione della “cosa pubblica” con il quale Romeo ha avuto contatti a tutti i livelli». I pm napoletani Woodcock e Celeste Carrano continuano a indagare su altri presunti episodi di corruzione messi in atto dall’imprenditore le cui aziende hanno vinto gli appalti per le pulizie dell’ospedale Cardarelli.
Gasparri: «Renzi-Lotti sponsor di Marroni». Romeo è la figura centrale dello scandalo Consip e della presunta corruzione sull’appalto da 2,7 miliardi di euro. Vicenda per cui sono indagati anche Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, per il reato di traffico di influenze con l’amico di famiglia Carlo Russo, e il ministro Luca Lotti per favoreggiamento e rivelazione di atti d’ufficio. Il ministro è accusato di aver svelato all’ad di Consip, Luigi Marroni, dell’indagine in corso e delle relative intercettazioni. Ci sono poi i verbali dell’interrogatorio reso il 28 gennaio scorso da Marco Gasparri, il manager di Consip (accusato di corruzione assieme a Romeo) che ha rivelato degli «interventi politici di altissimo livello» su cui poteva contare l’imprenditore. «Gli chiesi se fosse il presidente del consiglio Renzi ed egli mi guardò senza rispondere nulla». E poi riguardo a Carlo Russo l’imprenditore toscano indagato con Tiziano Renzi: «In un’occasione Romeo mi chiese se io conoscevo un certo Russo dicendomi che era un faccendiere legato alla maggioranza politica del Pd. Concluse il discorso su Russo dicendomi di stare alla larga da lui». È un fiume in piena Gasparri davanti ai carabinieri. Il manager di Consip venne fermato appena uscito dall’ufficio di Alfredo Romeo a due passi dal Senato. «Mi sono messo a disposizione di Romeo almeno dal 2014» ha spiegato, raccontando che «gli appalti si perdono per “banalità” magari perché non si colgono particolari, dettagli e sfaccettature». E proprio lui che avrebbe dovuto garantire la correttezza degli appalti pubblici stilava i dossier per conto di Romeo. Ma Gasparri nel suo lungo interrogatorio parla anche dell’ad Luigi Marroni, ex direttore dell’Asl di Firenze. «Alla vostra espressa domanda, vi dico che la nomina dell’ad Marroni è stata “sponsorizzata” da Renzi e Lotti e per la verità lo stesso Marroni non ne fa mistero».
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