Nasce a Pescara la nuova corrente del Pd

23 Novembre 2019

Il battesimo di “Base riformista” col ministro Guerini, i parlamentari D’Alfonso e Pezzopane, il coordinatore regionale Di Pangrazio

PESCARA. Nasce in Abruzzo la “Base riformista” del Pd. Ieri sera il “battesimo” della corrente nella sala consiliare del comune di Pescara, alla presenza del ministro della difesa, Lorenzo Guerini, del coordinatore nazionale dei riformisti, Alessandro Alfieri, e regionale, Giuseppe Di Pangrazio. Presenti il senatore Luciano D’Alfonso, la deputata Stefania Pezzopane, Antonio Di Marco (ex presidente della Provincia i Pescara), e Luigi Febo (consigliere comunale a Chieti). In sala, tra gli altri, il segretario regionale del Pd, Michele Fina, l’ex segretario Silvio Paolucci, Chiara Zappalorto, e Giorgio D’Ambrosio, ex sindaco di Pianella, l’ex consigliere regionale Nicola Pisegna Orlando.
I Democratici, dunque, si mettono in cammino, e definiscono l’ambito delle priorità in Abruzzo. «Il nostro obiettivo», ha detto Di Pangrazio, «è riportare il Pd a essere il partito più importante d’Italia. La piattaforma sulla quale vogliamo confrontarci è quella delle politiche del lavoro, per combattere le diseguaglianze, e quella del sostegno alle Pmi, l’ossatura economica della nostra società. Le alleanze», ha aggiunto, «dobbiamo farle con chi sta con i cittadini».
Tra la citazione delle frasi di Giorgio La Pira e «lo stupidario del ’900», all’interno del quale secondo D’Alfonso dovrebbe trovare posto «il Patto di stabilità», in particolare quando non considera le esigenze reali delle comunità, l’intervento del senatore ha coinvolto molto il pubblico presente. Soprattutto quando ha accennato, con tenuità, ai giorni dolorosi del suo arresto per accuse dalle quali fu in seguito assolto in tutti i gradi di giudizio. «Con i Cinquestelle», ha osservato, «dobbiamo provare a fare un incontro di cultura».
Di M5S ha parlato anche il ministro Guerini. «Non credo che la decisione del M5S di correre da solo alle prossime elezioni regionali, avrà ripercussioni sul governo, perché le elezioni regionali sono elezioni regionali e si sceglie il candidato migliore per guidare la propria regione. Mi pare che in Emilia la partita sia molto chiara: o si sceglie Bonaccini e il progetto di buon governo che ha realizzato in questi anni oppure si sceglie un’altra candidata, la Borgonzoni, che mi pare sia semplicemente una emanazione di Salvini, che sull’Emilia Romagna vuole giocare una partita nazionale per modificare gli equilibri nazionali«. La base riformista, ha sottolineato,«è una delle tante sensibilità che sono presenti in questo partito. Il Pd nasce per unire riformismi, e noi lavoriamo in questa direzione per mettere insieme le diverse culture che costruiscono e che dialogano tra di loro. Bisogna avere la consapevolezza che il Paese si muove se c'è un coraggio riformatore di cambiamento, che vuole investire sulla crescita e sullo sviluppo, e trasformare la domanda sociale in capacità di costruire futuro». E la “sardine”? «Dobbiamo guardare con grande attenzione per capire quale domanda viene da quelle piazze, ma avere anche, diciamo così ,l'intelligenza di non volerci mettere sopra il cappello».