«Nautica in crisi, non servono altri posti per le barche»

MONTESILVANO. Bruno Santori è il direttore del porto turistico Marina di Pescara – mille posti barca, bar, ristoranti e negozi, un polo fieristico – a un pugno di chilometri dalla foce del fiume...
MONTESILVANO. Bruno Santori è il direttore del porto turistico Marina di Pescara – mille posti barca, bar, ristoranti e negozi, un polo fieristico – a un pugno di chilometri dalla foce del fiume Saline, quella foce che potrebbe ospitare un altro porto turistico. A chi gli chiede se è contrario o favorevole a un porto a Città Sant’Angelo risponde così: «Al di là dei porti baciati da Dio, come Portofino, tutti gli altri sono in difficoltà se non in crisi. Ci sono strutture che sono state costrette a chiudere anche in zone più attrattive dell’Abruzzo». La conclusione è semplice: «Se fossi un imprenditore non penserei di certo a investire in un altro porto», osserva Santori, «soprattutto qui in Abruzzo dove l’offerta di posti barca è nettamente superiore alla domanda. Diciamo che se un abruzzese comprasse una barca domani non avrebbe problemi a trovargli un posto». Al porto turistico di Pescara dei mille posti sulla carta, circa 700 sono stati venduti mentre altri 150 sono in affitto e gli ultimi 150 sono ancora liberi. «La nautica è in crisi», dice Santoni, «poi, ognuno fa le sue valutazioni».
Secondo Santori, «negli ultimi 3 anni la crisi è stata sempre più forte: c’è stata una sorta di demonizzazione fiscale dei proprietari che ha scoraggiao gli investimenti. Poi, sono diminuite le risorse della classe media e in tanti si sono trovati in difficoltà a mantenere la barca. Infine, con l’inasprimento della tassa di possesso decisa dal governo Monti, si è perso il 30 per cento della flotta italiana da diporto facendo la felicità di Croazia, Grecia, Corsia, Costa Azzurra e il dietrofront dei governi successivi non è bastato a mitigare la fuga». (p.l.)

