Negozi chiusi e senza ristori L’appello: la Regione ci aiuti

15 Febbraio 2021

Le associazioni chiedono i sostegni non previsti con l’ordinanza regionale E contestano la misura partita nel giorno di San Valentino: danno ulteriore

PESCARA. Ristori subito per le attività chiuse nei 14 giorni di zona rossa. A richiederli le associazioni di categoria che si mostrano fortemente critiche sulla decisione del presidente della Regione Marco Marsilio di disporre la zona rossa, a cominciare da ieri, invece che da oggi. «Tra gli esercenti serpeggia ormai un grande nervosismo», commenta il direttore di Confesercenti Pescara, Gianni Taucci «perché questa definizione di zona rossa evidenzia la difficile fase di pandemia nella quale ci troviamo, ma mette anche in luce la differenza con le province che sono riuscite a mantenere la situazione sotto controllo. Oltretutto la decisione di far partire l'ordinanza di domenica, nel giorno di San Valentino, crea un danno ulteriore visto che gli approvvigionamenti erano già stati fatti».
A peggiorare il quadro per Taucci è anche il fatto che la zona rossa stabilita dalla Regione non prevede i ristori che scatterebbero se la decisione derivasse dalla cabina di regia nazionale. «Sul fronte commercio ci troviamo con un saldo mai partito, interrotto nei giorni più freddi che avrebbero permesso gli acquisti dell'invernale. Questo stop di 14 giorni fa saltare tutto. Stiamo lavorando a una richiesta alla Regione, che spero possa diventare un documento condiviso da tutte le associazioni di categoria, per affiancare alle restrizioni un ristoro adeguato per chi è obbligato a restare chiuso».
Invoca un tavolo di confronto con il presidente della Provincia, il presidente di Confcommercio Riccardo Pardovano, affinché vengano trovate «soluzioni alternative che possano supportare le attività. La politica locale potrebbe pensare, ad esempio, di abolire la Tari, la tassa per la pubblicità, o il bollo di circolazione per coloro che lavorano nelle categorie merceologiche costrette alla chiusura. Non entriamo nel merito delle valutazioni sanitarie che hanno portato all'istituzione della zona rossa nella nostra provincia, e che sarebbe stato meglio far slittare a lunedì (oggi ndc), ma è certo che per pubblici esercizi e abbigliamento/calzature è l'ennesimo duro colpo dopo mesi in cui si sono alternati tanti giorni di chiusura e pochi di apertura. Avevamo visto uno spiraglio di luce con la zona gialla, ma ora il ritorno al rosso ha fatto tornare al nero l'umore delle imprese». Per Padovano oltre ai ristori occorre un'accelerazione anche sui vaccini, «sia sul calendario della somministrazione delle dosi che già spettano alla nostra regione, ma anche, come detto dal presidente Marsilio, sugli investimenti sul vaccino italiano Reithera che potrebbe consentire il recupero di tempo prezioso una volta approvato».
Per il direttore di Confartigianato, Fabrizio Vianale la Regione ha mostrato «scarso buon senso, nell'imporre questa ulteriore restrizione da domenica. I ristoratori avevano i locali in tutto esaurito per San Valentino e la spesa già fatta. È il colpo di grazia. La Regione avrebbe dovuto gestire meglio i momenti di assembramento, colpendo chi è stanziale, chi passeggia senza una meta, invece di ragionare con un metodo indiscriminato. È una vergogna imporre la chiusura a un centro estetico che ha un rapporto di 1-1 e non crea assembramenti, così come è assurdo chiudere i negozi. Per accettare un simile provvedimento è necessario rifondere immediatamente i mancati guadagni. La Regione ha il dovere di tutelare il territorio per la salute, ma anche sotto l'aspetto economico».