«Nel 2017 oltre mille abruzzesi ci hanno chiesto un aiuto»

19 Marzo 2018

PESCARA. Oltre mille segnalazioni all'anno per telefonate moleste. Lo stalking è continuo. Così Filippo Lucci definisce il fenomeno delle televendite aggressive. Lucci, presidente del Corecom, organo...

PESCARA. Oltre mille segnalazioni all'anno per telefonate moleste. Lo stalking è continuo. Così Filippo Lucci definisce il fenomeno delle televendite aggressive. Lucci, presidente del Corecom, organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale, ha rilasciato una intervista al Centro. Leggerla può diventare molto utile.
Presidente Lucci, quando il telemarketing diventa aggressivo e molesto?
«Nonostante che oggi la legge consenta all'utente la possibilità di non essere contattato da attività di marketing o di altra natura, come quella dei sondaggi, alcune compagnie continuano comunque a chiamare. E questo, secondo me, è lesivo non solo della norma a tutela dell'utente ma anche della libertà di ogni cittadino di non essere disturbato».
Allora come ci si può difendere?
«Innanzitutto attivando il sistema di difesa che viene messo a disposizione dalla Fondazione Ugo Bordoni che blocca i numeri molesti. Noi lo consigliamo a tutti. In alcuni casi, abbiamo anche contattato direttamente alcuni gestori telefonici per far cancellare dai loro elenchi i numeri degli utenti che non vogliono essere disturbati. E poi c’è un consiglio che posso dare ai lettori del Centro: quando si va nei supermercati e magari si chiede la scheda per avere punti o sconti non date l'autorizzazione all'utilizzo del telefonino perché, nel momento in cui lo fate, decadono tutte le altre norme di protezione. Nessuno ci pensa, ma quella scheda può comportare delle chiamate o quel tale gruppo commerciale può rivendersi il vostro numero ad altri soggetti e finite così in una catena in cui tutti quanti possono chiamavi liberamente».
Secondo lei dietro a queste catene si nascondono anche organizzazione criminali?
«C'è un mercato che aggira le norme in vigore e lo fa rivolgendosi ai paesi dell'Est dove peraltro il costo del lavoro è basso e quindi conveniente. Mi spiego meglio. Dietro alle telefonate moleste ci sono grandi gruppi italiani che investono facendo svolgere fuori dal nostro Paese le operazioni. Gruppi che creano all’estero, in Albania, Turchia o altrove, delle società di appoggio e spendono anhche meno, perché il costo del lavoro è molto più basso. Non a caso gli operatori telefonici ormai chiamano o rispondono dall'estero. Sono tutti stranieri».
Capitano spesso al Corecom casi di cittadini che chiedono aiuto?
«Sì, e parliamo di gente disperata. I numeri relativi all'anno scorso ci dicono di 1.170 persone che ci hanno chiamato chiedendoci un aiuto. Noi abbiamo 25mila contatti all'anno ovviamente diversificati. Ma, tra tutti, le segnalazioni dello stalking telefonico sono per molti il problema più serio da risolvere».
A dicembre si è scritto di un disegno di legge che dà lo stop al telemarketing molesto. E che introduce una novità sostanziale: la possibilità di poter richiamare un numero molesto da parte dell'utente. Che fine ha fatto?
«Diciamo prima di tutto che è stato già aggirato perché molti operatori che si celano dietro allo stalking telefonico si sono subito attrezzati: chiamano, facendo due, tre squilli con un numero che non è del proprio territorio, e se l’utente lo richiama, parte una telefonata internazionale e “succhia” il credito del telefono. L’unico rimedio resta quello di inibire le chiamate, andando a cercare sul sito della Fondazione Bordoni il numero dedicato per poter essere cancellati da tutti gli elenchi. Solo così non può chiamare più nessuno se non è autorizzato».
E’ una difesa che vale sia per i cellulari che per il telefono fisso in casa?
«Sì, vale per tutto»