«Nel suo nome va combattuta la violenza»

Un’amica ricorda la commessa: «Era un sole dal sorriso contagioso. Ora serve giustizia: chi ha sbagliato, paghi»
PESCARA. «Jennifer? Era un sole, una ragazza piena di vita e di progetti. Sulla sua bocca c’era sempre un bel sorriso, ed era contagioso». Mariangela Silveri, amica della famiglia Sterlecchini, ricorda così la 26enne uccisa il 2 dicembre dal fidanzato che aveva lasciato da poco, Davide Troilo, e con il quale aveva vissuto a lungo insieme in via Acquatorbida.
Due mesi dopo il terribile omicidio Silveri è in piazza Salotto, per festeggiare il 27esimo compleanno di quel «sole» che non c’è più e per stringersi alla mamma di Jennifer, Fabiola, e al fratello, Jonathan.
La morte della commessa (lavorava nel negozio di scarpe Noa) ha lasciato «tanta tristezza», non potrebbe essere altrimenti, e torna in continuazione nella mente, tra i ricordi,quella richiesta di Jennifer che «voleva riprendere a guidare e mi aveva chiesto un aiuto, che le avrei dato».
Ora è «importante portare avanti nel suo nome l’educazione alla non violenza. Jennifer non tornerà più, lo sappiamo», dice sempre Silveri. «Quello che è accaduto non doveva succedere e ora l’unica cosa è avere giustizia. Cioè, chi le ha tolto la vita deve essere punito, anche se questo non ce la riporterà indietro».
Per chi ha vissuto da vicino la tragedia di via Acquatorbida, dove si è consumato l’omicidio del 2 dicembre, vale il principio che «la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci e soprattutto la violenza non è amore. E quindi va combattuta», prosegue Silveri. L’educazione «deve partire dai bambini, anche nelle scuole», e bisogna «alimentare l’abitudine al dialogo. Bisogna usare le parole», non le botte, e Silveri lo ripete continuamente ai suoi due figli. «Le punizioni servono più di uno schiaffo, per quanto mi riguarda. E mi auguro che i miei figli non alzeranno mai le mani su nessuno».
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