Nell’esercito dei volontari in azione anche i balneatori

3 Agosto 2021

Schiavone (Nuovo Tramonto): suonavo ai campanelli per far scappare la gente Gelsi (Lido Azzurro): nel parco una corsa contro il tempo, eravamo in duecento

PESCARA. «Le cose materiali si aggiustano, ricomprano o recuperano. Le vite umane perse no». A parlare è Marco Schiavone, titolare dello stabilimento balneare Il Nuovo Tramonto, assalito dalle fiamme. Ma Marco Schiavone è anche un volontario, con la società di salvamento “Gli Angeli del Mare” e con quella di protezione civile, Eracle. Domenica prima ancora di essere un imprenditore ha messo se stesso a disposizione degli altri.
«Intorno all’ora di pranzo», racconta, «insieme a Giorgio Giudice, maestro della Fisa, federazione italiana salvamento acquatico e con l'infermiere Marco Ghianni, siamo andati in pineta per controllare la situazione visto che erano arrivati dei lapilli fino al mare. Lì, vedendo che le fiamme si alzavano abbiamo cominciato a evacuare la pineta».
È solo dopo aver chiuso i cancelli della riserva e aver fatto uscire dalle case tutti i residenti delle vie limitrofe, suonando campanello dopo campanello, che Schiavone riesce a rientrare al Nuovo Tramonto. «Abbiamo fatto evacuare la spiaggia. Lo stabilimento è tutto realizzato con materiale ignifugo quindi non temevo che avrebbe preso fuoco. Le palme e il gazebo invece hanno altri materiali e si sono incendiati, ma quello che mi interessava in quel momento era che tutti fossero in salvo. L’importante per la nostra federazione è sempre aiutare i più deboli e chi è in difficoltà. Non appena ho messo in sicurezza lo stabilimento sono subito tornato a dare una mano, per aiutare le suore».
Di fronte all’immagine di palme e lettini distrutti dal fuoco, si è creata una corsa alla solidarietà tra gli altri balneatori che stanno facendo a gara per donare al Nuovo Tramonto le attrezzature per completare la stagione. «In tanti, amici e non, mi stanno regalando palme, lettini, ombrelloni. Sto ricevendo veramente una grande dimostrazione di vicinanza». Tra loro Giuseppe Di Giacomo, proprietario di Coralba, lo stabilimento confinante. «Come abbiamo iniziato a vedere la pineta bruciare abbiamo cominciato a bagnare palme, tende, lettini e ombrelloni e quindi per fortuna non abbiamo subito danni», chiarisce.
E fra coloro che sono scesi in strada con secchi e tubi per tentare di salvare la Pineta c’è un altro balneatore, l’ex giocatore del Pescara, Michele Gelsi, titolare sulla riviera sud del “Lido Azzurro”. «Ero nel mio lido», racconta, «quando ho saputo che l'incendio si stava avvicinando a casa mia, che si trova a due passi dalla riserva Dannunziana. Quindi sono corso per andare a vedere qual era la situazione. Poi una volta messa in sicurezza, è stata una cosa naturale cercare di fare qualcosa per evitare che le fiamme divorassero tutto. E così mi sono ritrovato nella Pineta con altre 200 splendide persone, tra cui altri balneatori. E insieme, dalle 16 fino alle 19.30, con quello che avevamo abbiamo dato una mano a spegnere il rogo. Con me c’era mio figlio Alessandro. In mano avevamo un idrante e, attraverso l’unico foro che c’era, abbiamo riempito secchi e secchi di acqua. Una corsa contro il tempo. Nel vedere oggi la Pineta finita», commenta Gelsi, «c’è solo immenso dispiacere».(m.pa. - a.d.f.)
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