«Nella Nuova Pescara anche altri Comuni»

Di Carlo lancia la raccolta firme per ampliare le adesioni. E Di Stefano vuole abolire la legge regionale
PESCARA. Segnala le richieste dei territori di San Giovanni Teatino, Città Sant’Angelo, Cappelle sul Tavo, Silvi e Francavilla di «poter far parte del nuovo grande volano della società e dell’economia abruzzese» quale sarà la Nuova Pescara e annuncia l’avvio di una raccolta firme «per conoscere la volontà dei cittadini interessati». Così Alessio Di Carlo, ex candidato sindaco per la lista Grande Pescara che, in occasione delle scorse elezioni comunali e del referendum consultivo, ha impostato tutta la campagna elettorale sul tema della fusione.
«Ma tutto questo non basta», sottolinea Di Carlo, invocando un’assemblea libera e aperta nella data ipotizzata di sabato 8 settembre. «Quanto ottenuto non è che l’inizio di quello che verrà», aggiunge, «intanto occorrerà vigilare ed essere soggetti attivi del processo che dovrà condurre, non oltre le date ipotizzate del 2022 o del 2024, all’effettiva fusione dei Comuni. Il dinamismo attrattivo di Pescara verso i Comuni limitrofi è in atto da anni: è un fenomeno che precede la politica e di cui la politica prima o poi dovrà prendere atto e farsi carico».
Nel frattempo, tra i contrari alla fusione, si segnala la battaglia personale del consigliere Gabriele Di Stefano di Montesilvano: «Sono pronto a farmi promotore di un eventuale referendum abrogativo, questo sì, e non di una semplice consultazione priva di una giusta e sana campagna informativa che permettesse al cittadino una scelta consapevole». Confidando «anche in extremis nel nuovo consiglio regionale, che da qui ad alcuni mesi si andrà ad insediare, affinché abbia la lungimiranza di rivedere la snaturata legge approvata», Di Stefano snocciola alcuni contenuti della legge regionale di istituzione della Nuova Pescara. «Nella sua versione del 2016», rimarca, «emergeva che il nuovo comune avrebbe avuto diritto a contribuiti regionali proporzionali alla popolazione, come riportato nella legge 143 del 1997 appositamente richiamata. Ma il richiamo contributivo è sparito dall’ultima versione approvata ad agosto e questo perché, come recita la legge regionale, i contributi non spettano alle fusioni che avranno residenti inferiori a 2.000 unità e superiori a 15.000. Nell’ultima versione è stata apportata una correzione, attingendo i necessari contributi regionali in misura pari al 7% del gettito annuo derivante dall’addizionale regionale sul gas naturale, quindi un valore incerto e da quantificare ogni anno in sede di bilancio». (y.g.)
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