Nelle baracche due fucili nascosti tra i giocattoli

La polizia scova le armi alle spalle delle case popolari di via Lago di Capestrano Sono state modificate e risultano molto pericolose. Accertamenti tecnici in corso
PESCARA. Erano in mezzo a una marea di giocattoli, tra cianfrusaglie di ogni tipo. Infilate dentro a due box abusivi in lamiera, alle spalle delle case popolari di via Lago di Capestrano. Le due armi sono state scoperte e sequestrate dai poliziotti della squadra mobile di Pescara, in collaborazione con i colleghi di Chieti, impegnati in un servizio straordinario di controllo nella zona popolare. Non sono armi qualsiasi, che risultano comunque pericolose, ma fucili ad «alto potenziale esplosivo», come sottolinea il questore del capoluogo adriatico Francesco Misiti tracciando il bilancio del blitz, eseguito due giorni fa.
Il sequestro, messo a segno dagli uomini della sezione Antirapine della Mobile, ha riguardato un fucile semiautomatico calibro 20 a canna mozza, che era stato avvolto negli stracci. Dopo i primi controlli è emerso che è stato rubato. Gli è stato tagliato anche il calcio: segno, questo, che l’arma doveva diventare maneggevole e facile da nascondere e potrebbe essere stata usata da qualche rapinatore o forse destinata a chi pianificava rapine. Sul fucile è stata trovata una traccia di impronta per cui hanno preso subito il via gli accertamenti della Scientifica per risalire a chi lo ha impugnato.
In un altro box messo su dietro alle case popolari, sempre tra i giocattoli ammassati alla rinfusa, c’era una potente carabina ad aria compressa con un cannocchiale di precisione. Un’arma che «potrebbe perfino uccidere», nel caso in cui dovesse colpire determinati organi. Anche in questo caso chi si è procurato il fucile si è preoccupato di effettuare una modifica: la carabina, infatti, è stata potenziata con una molla più potente, in grado di superare di gran lunga i 7,5 joule massimi consentiti per le armi in vendita. E, grazie a questo aggiustamento, è potenzialmente superiore a un calibro 22.
Gli approfondimenti tecnici, che hanno già preso il via, sono finalizzati a studiare le impronte ed eventuali tracce di Dna, per risalire a chi ha maneggiato il materiale sequestrato. Si vuole anche capire l’uso fatto fino ad oggi di questi fucili e come sarebbero stati impiegati in futuro.
I primi ad essere sospettati sono gli inquilini delle case popolari, cioè coloro che hanno realizzato i box abusivi e poi li hanno usati come magazzini di oggetti di ogni tipo, comprese le armi. Su questo sono concentrati ora i poliziotti della sezione Antirapine, coordinata dal sostituto commissario Mauro Sablone, che due giorni fa si sono imbattuti nelle armi insieme ai colleghi di Chieti.
Non è un caso che l’operazione sia stata effettuata dagli uomini delle due squadre mobili, come fa notare il dirigente pescarese Pierfrancesco Muriana. «Mentre la politica discute se creare o meno l’area metropolitana, la criminalità si è già organizzata. Ed è per questo che la polizia del capoluogo adriatico lavora in sinergia con quella di Chieti, non solo per lo scambio di informazioni ma anche per controlli e azioni repressive». (f.bu.)
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