Nessuna appropriazione Assolto fratello-tutore

PESCARA. È finito sotto processo quale amministratore di sostegno del fratello affetto da problemi psichici, e ha anche rischiato una condanna a quattro anni di reclusione: questa è stata infatti la...
PESCARA. È finito sotto processo quale amministratore di sostegno del fratello affetto da problemi psichici, e ha anche rischiato una condanna a quattro anni di reclusione: questa è stata infatti la richiesta del pm Rapino al termine della sua requisitoria. Ma il collegio, presieduto dal giudice Rossana Villani, lo ha assolto con la formula piena. L’imputato, R.D.A. era finito sotto processo con accuse piuttosto gravi: appropriazione indebita, peculato e per aver eluso le disposizioni del giudice tutelare.
La ricostruzione dei fatti emersa dal processo (l’imputato era difeso dall’avvocato Carlo Corradi), e le testimonianze raccolte dai giudici, hanno portato questi ultimi a pronunciare un’assoluzione piena.
Secondo il tribunale, l’imputato aveva sicuramente accettato quell’incarico con «limitata consapevolezza e probabilmente con intenzioni diverse da quello che è lo spirito dell’amministratore di sostegno». Ma di fondo ci sarebbe stato anche l’atteggiamento contrario della stessa parte offesa che non accettava quel ruolo del fratello.
Dal processo sarebbe emerso che pure gli altri amministratori di sostegno che arrivarono dopo ebbero gli stessi problemi, come evidenziato dagli assistenti sociali. Per i giudici il reato di peculato è dunque da escludersi in quanto i prelievi contestati sul capo di imputazione sarebbero riferiti a un periodo antecedente all’incarico assunto dall'imputato.
«Quanto alle ulteriori contestazioni», scrivono i giudici in sentenza, « vi è da dire che le risultanze istruttorie sono tali da rendere dubbiamente configurabili le contestate condotte di dolosa inosservanza dei provvedimenti del giudice e di abbandono di incapace.
Vero è che alcuni testi hanno riferito di aver in diverse occasioni provveduto a offrire un pasto alla parte offesa, tuttavia si è nel contempo appurato che quest’ultima non voleva stare con il fratello come ha confermato la stessa assistente sociale».
L’imputato era stato costretto anche a denunciare la scomparsa del fratello che per tre giorni non fece ritorno a casa: periodo in cui si rivolse a dei vicini per mangiare. E anche la contestazione sui lavori da effettuare nell’appartamento della parte offesa è caduta nel processo perché, anche dopo la nomina del nuovo amministratore, la situazione rimase la stessa: anzi le condizioni di degrado dell’appartamento peggiorarono, ma perché la parte offesa «non voleva farsi aiutare e voleva rimanere lì».
(m.cir.)
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