Neurochirurgia a pieno ritmo: salvata anche bimba di 11 anni

26 Maggio 2020

Il bilancio del reparto diretto da Mangiola: «Pazienti gestiti anche con il personale ridotto dal Covid» Durante l’emergenza, curati 105 casi. Di Egidio: «Presidio di eccellenza con una credibilità immensa»

PESCARA. L’ultima piccola vita salvata è quella di una bambina di 11 anni, pescarese, arrivata al pronto soccorso in stato semicomatoso, con una grave emorragia cerebrale. Non si muoveva più, i genitori distrutti dal dolore e dalla paura. Un caso disperato che si è risolto positivamente grazie al rapido intervento delle équipe di Annunziato Mangiola, e Vincenzo Di Egidio.
Mangiola, ordinario alla D’Annunzio e originario di Reggio Calabria, dal primo ottobre 2017 è il direttore dell’unità operativa complessa di Neurochirurgia. Di Egidio, invece, dirige l’unità operativa complessa di Radiologia vascolare e Interventistica dell’ospedale. Le due équipe hanno sottoposto la giovanissima paziente a un trattamento di embolizzazione per rimuovere il sanguinamento nella testa che avrebbe potuto esserle fatale.
La piccola ha vissuto un calvario durato una decina di giorni, ma ora sta bene e ieri è tornata a casa. Il caso della 11enne, e tanti altri affrontati nel bel mezzo della pandemia, è uno dei 1.332 interventi chirurgici eseguiti dalla Neurochirurgia dell’ospedale della Asl pescarese: precisamente 1.227 sono stati effettuati tra il 2018 e il 2019, e 105 durante l'emergenza Covid, tra i quali ci sono due sale operatorie per un 13enne e un 15enne. I pazienti, di ogni età, arrivano da tutta la regione, e anche da Lazio, Molise e Puglia, con cui la Asl di Pescara ha stipulato delle convenzioni. L’attività si è svolta in collaborazione con Anestesia e Rianimazione, reparti rispettivamente diretti da Maria Rizzi e Rosamaria Zocaro.
Ieri mattina, alla direzione generale della Asl, in via Paolini, la presentazione del bilancio di due anni di operatività a Neurochirurgia, illustrato alla presenza del manager Antonio Caponetti che ha sottolineato l’importanza del «lavoro di squadra tra Di Egidio e Mangiola» e il resto dell’équipe, «che hanno risolto brillantemente il caso di questa bimba», e che sono protagonisti di una serie di «altre attività che danno lustro all'azienda sanitaria».
Dei 1.227 casi trattati negli ultimi due anni, 342 riguardano le patologie degenerative del rachide come ernie o artrosi: 28%; 264 i trauma cranici: 22%; 228 le emorragie, ictus, infarti cerebrali: 12%; 175 i tumori cerebrali: 14%; 125 le patologie del midollo: 10%; 20 ipofisi con diagnosi tardive: 2%; 28 i tumori spinali: 2%; 10 le cranioplastiche, ovvero gli interventi ricostruttivi della calotta cranica; i tumori endocrinologici che fanno registrare disturbi visivi.
«Ottantasette le emergenze chirurgiche affrontate in piena pandemia e 18 casi di eventi emorragici», spiega Mangiola, impegnato col suo team nella formazione di specializzandi e nella ricerca nella specialistica dei tumori cerebrali in collaborazione con la D’Annunzio e scienziati svedesi dell'università di Uppsala e Karlonska institute, «gestiti tempestivamente malgrado la riduzione delle risorse umane dirottate al reparto Covid. Nessun nostro paziente è stato contagiato. Durante il lockdown abbiamo registrato una riduzione del 50% delle patologie traumatiche, conseguenza del fatto che nessuno si è mosso di casa. Nessuna variazione significativa è stata riscontrata per le patologie tumorali ed emorragiche».
«La piccola paziente è arrivata in pronto soccorso», spiegano i primari, «il 16 maggio scorso a causa di una emorragia cerebrale causata dalla rottura di una malformazione vascolare profonda. È stata subito intubata, trattata con embolizzazione e portata in sala operatoria per decomprimere la raccolta ematica».
Continua poi Di Egidio: «Di casi simili a quello della undicenne ce n’è uno ogni centomila in Italia, solitamente vengono trattati dagli ospedali pediatrici del Bambin Gesù di Roma, del Gaslini di Genova e del Meyer di Firenze. Questa volta ce ne siamo occupati noi, a testimonianza del fatto che il nostro è un presidio di eccellenza anche in questo campo e merita il Dea di secondo livello: abbiamo una immensa credibilità. Quest’anno siamo già intervenuti su altri due casi di un 13enne e un 15enne, entrambi con successo, e la notte scorsa abbiamo operato una paziente molisana affetta da ictus rifiutata a San Giovanni Rotondo. Non ci siamo mai fermati, neppure nei momenti più alti dell’emergenza».
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