Nidi bloccati fino a settembre «Indebitati e senza stipendio»

I rappresentanti della Federazione nazionale guidati dalla pescarese Saponara scrivono a Conte Nessuna delle 20 strutture private in città per bimbi da 0 a 3 anni ha ricevuto sostegni economici
PESCARA. Lo scorso 15 giugno l'Italia è entrata in fase 3, con la riapertura di cinema, teatri, sale gioco e centri estivi per i bimbi dai 3 anni in su. Una fase che in Abruzzo è stata ammorbidita dall'ordinanza regionale che ha dato il via libera anche a discoteche, banchetti, congressi ed eventi fieristici.
Grandi esclusi, i servizi educativi per i bambini dai 0 ai 3 anni. Con le mancate decisioni cresce il malcontento tra i professionisti del settore che, dopo aver manifestato davanti a palazzo Montecitorio, nei giorni scorsi hanno messo nero su bianco le loro preoccupazioni, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte.
«Abbiamo alcune domande che desideriamo farle», scrivono i rappresentanti di Finesi, la Federazione italiana nidi e scuole dell'infanzia, presieduta da Stefania Saponaro, titolare a Pescara di due attività educative. «Come mai siamo così trasparenti? Come mai lo Stato non riesce a vederci nemmeno come semplici aziende? Perché tanta discriminazione?».
Ad allarmare la categoria, sono le conseguenze che avranno sull'indotto sei mesi di fermo, con le attività chiuse dal 4 marzo che lo saranno con ogni probabilità fino a settembre.
«Hanno riaperto tutti», spiegano nella missiva, «ma nidi e scuole dell’Infanzia, entrambe attività educative da non confondere con i centri estivi (servizio nobilissimo) che svolgono attività ludica, sono ancora chiusi e tali dovranno rimanere fino a data da stabilire. Se riaprissimo a settembre, saranno 6 mesi senza stipendio per i titolari; 6 mesi senza il contributo di 600 euro dell’Inps poiché i titolari di azienda non ne hanno diritto; 4 mesi senza credito d’imposta per i mesi di affitto; 6 mesi di debiti accumulati; senza contare i mancati incassi».
La frustrazione del settore nidi è generata anche dall'assenza di incontri con il governo, nonostante le numerose richieste. «Abbiamo manifestato insieme alle altre associazioni, Sic, Assonidi ed Educhiamo» sottolinea la presidente Finesi, Saponaro, «ma nessuno ha voluto ascoltarci direttamente. Tutti i giorni chiediamo di essere presenti ai tavoli di lavoro, ma il governo continua a fare orecchie da mercante, non produce le aggiornate linee guida post emergenza, non riceve, non ascolta, non condivide».
A Pescara, secondo i dati della Finesi, insistono 6 asili nido comunali e circa 20 strutture private per bambini dai 0 ai 3 anni, frequentate da 30 piccoli per nido, tutte convenzionate, vale a dire autorizzate ad accogliere i bambini in esubero dai nidi comunali. Le strutture private, spesso, restano aperte anche in estate, andando incontro alle esigenze delle famiglie. Nessun nido ha ancora ricevuto i sostegni economici previsti e legati all'emergenza. Nella legge "Cura Abruzzo 2" per sostenere le spese di funzionamento dei soggetti che operano nei servizi educativi all'infanzia nonché nelle scuole paritarie, la Regione ha stanziato una misura pari a 150 euro per ogni bambino iscritto all'anno scolastico 2019-2020, a copertura delle rette da aprile a settembre. «Contributo», conclude Saponaro, «che non ci è stato ancora stanziato. Così come non ci è stato dato nemmeno quello previsto dalla legge 65/2017, che viene distribuito annualmente dalla Regione ai Comuni, che provvedono poi a erogarlo alle strutture».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

