Niente caffè al bar, i gestori: restiamo aperti per non morire

11 Novembre 2020

Da oggi colazione solo da asporto o a domicilio. Le associazioni di categoria: continuate a ordinare Ma c’è chi attacca: l’80 per cento delle attività sarà costretta a fermarsi fino a che sarà zona arancione

PESCARA. L’ingresso dell'Abruzzo in area arancione potenzia le limitazioni nel tentativo di frenare la corsa del coronavirus. Le nuove restrizioni in vigore da oggi di fatto sono due.
La prima riguarda il divieto di spostamenti in entrata e in uscita tra regioni e tra comuni salvo comprovate necessità. La seconda comporta la chiusura di bar e ristoranti, sette giorni su sette, consentendo esclusivamente l’asporto fino alle 22 e la consegna a domicilio senza limiti orari.
Se per i ristoranti il delivery e il take away sono ormai prassi consolidata, aiutata da un’abitudine sempre più diffusa dei consumatori, diversa è la situazione per bar, caffetterie e pasticcerie. Il rituale di un caffè mattutino affiancato da un cornetto, al bancone o seduti al tavolino di un locale, deve essere messo in stand by per un po’. Le strade per gli esercenti sono due, tentare la via della consegna a domicilio e l'asporto, o chiudere del tutto.
«Qualche bar continuerà a svolgere la propria attività, puntando su asporto e consegna a domicilio, specie quelli che si trovano in aree favorevoli a questo tipo di servizio», afferma Gianni Taucci, presidente di Confesercenti. «Diversi locali lo faranno, non tanto per i risvolti economici, ma esclusivamente per mantenere un rapporto con il cliente. Per molte attività queste nuove restrizioni rappresentano un azzeramento del lavoro che porterà tanti esercizi nel meccanismo del lockdown. La responsabilità di questa nuova situazione è tuttavia di tutti. Se le persone non sono capaci di rispettare le regole vuol dire che non è presente né la paura dell’emergenza sanitaria, né di una crisi economica. Il passaggio all’area arancione è causa non del virus, ma dei comportamenti della gente».
«Il settore è ormai in una condizione di rassegnazione», aggiunge Francesco Silvestri, presidente della Fiepet-Confesercenti, la federazione dei pubblici esercizi, che rivolge un appello direttamente ai pescaresi «a sostenere gli esercizi pubblici, a non abbandonare quei locali che decidono di implementare la consegna a domicilio o l'asporto, ordinando da loro».
«La categoria è in sofferenza», sottolinea Carlo Miccoli, presidente di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio Pescara. «Negli ultimi tempi quelli che hanno lavorato maggiormente sono le caffetterie decentrate, nei quartieri periferici. In centro abbiamo pagato molto lo scotto delle chiusure anticipate alle 18. Tanti uffici sono in smart working, per cui le richieste si sono contratte parecchio. Da domani (oggi, ndc) sarà consentito solo l'asporto e la consegna a domicilio che speriamo di utilizzare tra i negozi aperti, ma riuscire a coprire le spese fisse, come l’affitto, sarà già un grande risultato. Appena un 20 per cento dei bar e delle caffetterie presenti in città deciderà di restare aperto, il resto sarà costretto a fermarsi». La previsione di Miccoli è condivisa anche da Confartigianato. «Si continua in modo improprio a puntare su bar e ristoranti come se la diffusione del virus avvenisse solo in questi luoghi», commenta il direttore Fabrizio Vianale, «mentre a livello dei trasporti non si è fatto nulla. L’asporto e le consegne a domicilio non sono sufficienti e l’80 per cento delle attività sarà costretta a fermarsi fino a che resteremo in zona arancione. Se il governo non interviene realmente per bloccare il pagamento degli affitti, si profila il rischio reale di un’ecatombe e quindi di una chiusura definitiva di queste realtà».
L’ingresso nella zona arancione consente lo spostamento al di fuori del comune, per avvalersi delle prestazioni di un parrucchiere o un centro estetico, ad esempio, solo laddove non sia presente nella propria città un'impresa che eserciti quell'attività. «I servizi alla persona», evidenzia Vianale «sono attività nelle quali la fidelizzazione è fondamentale. Per questo ci stiamo battendo, a livello nazionale, affinché questa disposizione venga modificata consentendo ai clienti di rivolgersi al proprio operatore di fiducia, al di là della ubicazione territoriale, o estendendo la possibilità di movimento entro i confini provinciali, o eliminando il vincolo geografico e comprovando lo spostamento attraverso la conferma di appuntamento».
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