«Niente indennizzi, fate il mutuo» Beffati i negozianti di Porta Nuova

23 Settembre 2018

I contributi di un milione per i danni del maltempo 2013 e 2015 solo con finanziamenti agevolati E scoppia la rabbia dei 26 commercianti ammessi alla graduatoria comunale: così moriamo

PESCARA. Aspettavano con trepidazione la liquidazione delle somme per il risarcimento dei danni causati dal maltempo nel 2013 e nel 2015. Con tanto di domande presentate e approvate dal Comune, oltre a perizie dettagliate affidate a professionisti del settore pagati con i loro risparmi. Ma nove mesi dopo la pubblicazione delle graduatorie con l’elenco delle 26 attività ammesse ai contributi straordinari della Protezione civile, i commercianti di Porta Nuova hanno ricevuto una nuova comunicazione: gli indennizzi che gli erano stati riconosciuti per gli allagamenti sono stati trasformati in un finanziamento a tasso agevolato della durata di cinque anni.
In sostanza, per continuare a tenere le saracinesche dei negozi alzati, non hanno altra scelta se non quella di indebitarsi con le banche. Una beffa per tutte quelle attività economiche e produttive che da anni si trovano in una situazione drammatica, strette tra la morsa della crisi da un lato e l’aumento delle tasse dall’altro. Adesso, senza più la possibilità di ottenere il gruzzoletto promesso dallo Stato, molte imprese sono sull’orlo del fallimento. Tra tutte spicca lo storico marchio di pelletteria “Uza” di Ugo Zamparelli, titolare dei due negozi di borse e valigie in via Marconi e in corso Vittorio Emanuele e padre nobile del commercio pescarese. «Noi siamo i sopravvissuti», ama ripetere Zamparelli, «ma non so ancora per quanto altro tempo. Immagino per molto poco. Mi hanno detto: se chiudi tu, finisce Pescara. Ma in questa situazione non so più come poter andare avanti: le vendite ormai vanno a rilento e non posso più chiedere finanziamenti con le banche perché mi verrebbero negati. I soldi ci erano stati garantiti a gennaio e invece adesso scopriamo che non ci sono più. Mi spettavano 17mila euro scarsi ma sono spariti e non si sa perché. E mentre noi commercianti onesti siamo costretti a spegnere le nostre insegne, loro, i politici, finanziano il mercatino etnico per gli extracomunitari che con la merce contraffatta rappresentano i nostri primi concorrenti».
Nella situazione di Zamparelli si trovano tutte le altre attività, 26 in totale, beneficiarie dei finanziamenti ministeriali per gli eventi calamitosi che si sono verificati in Abruzzo nei giorni 11 e 13 novembre e 1 e 2 dicembre 2013 e nei mesi di febbraio e marzo 2015.
Il riconoscimento dello stato di emergenza, in attuazione della delibera del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2016, prevede il rimborso dei danni al patrimonio edilizio abitativo e ai beni immobili. La graduatoria comunale dei soggetti assegnatari delle somme, che complessivamente ammontano a 1 milione e 253 mila euro, è stata approvata dopo vari rinvii il 31 dicembre scorso dalla giunta Alessandrini. Su un totale di 29 domande di contributo, 3 sono state scartate per mancanza dei requisiti e 26 sono state giudicate ammissibili. Al termine dell’istruttoria le somme sono state ripartite in base ai danni rilevati: si va da un minimo di 562 euro per Alberto Santalucia (Quality Engineering) a somme ben più consistenti come quelle dovute ad Antonina Buzzelli del negozio di abbigliamento all’ingrosso “De Thomas” i cui risarcimenti ammontano a circa 450mila euro o Antonella Di Paoloemilio (Dominio Ricambi) che tra macchinari distrutti e scorte di materiali supera i 101mila euro di indennizzi.
«È una situazione vergognosa», dice Elisabetta Brancadori, titolare di “Tenerelli moda”, in via Marconi, «sono disperata perché siamo stati abbandonati da tutti. Per continuare a vivere ci dovremmo indebitare ancora. Qualche giorno fa è venuto il consigliere Carlo Gaspari a dirci che queste somme, oggi trasformate in un finanziamento a tasso agevolato, alla fine ci sarebbero state rimborsate dal Comune. Ma non ci crediamo».
In condizioni disastrose si trovano anche Moreno e Gabriele Barbacane, titolari del bar Stadio. A cinque anni di distanza, confidavano ancora nell’arrivo di 10mila euro di liquidità poiché gli allagamenti degli anni scorsi hanno letteralmente distrutto il loro locale e si sono ritrovati nell’impossibilità di pagare le suppellettili danneggiate.
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