«Niente visite ai carabinieri dal Kosovo»

11 Luglio 2022

PESCARA. «Visite mediche negate ai militari abruzzesi, nessun controllo sui rischi di salute per l’uranio impoverito ancora presente in Kosovo»: è con queste parole che parte, dalla nostra regione,...

PESCARA. «Visite mediche negate ai militari abruzzesi, nessun controllo sui rischi di salute per l’uranio impoverito ancora presente in Kosovo»: è con queste parole che parte, dalla nostra regione, la protesta dell’associazione sindacale dei carabinieri Unarma.
Continua il sindacato in una nota durissima, che denuncia: «L’idoneità fisica e psicologica è necessaria per lavorare al servizio del Paese ma, quando si tratta di tutelare lo stato di salute del personale dell’Arma dei carabinieri, il discorso cambia».
Unarma segnala nel dettaglio come «a diversi militari operanti nelle regioni Abruzzo e Molise, impegnati nel 2020 in una missione in Kosovo, siano stati negati fino a oggi i controlli sanitari previsti al ritorno dalle missioni all’estero come da protocollo. Visite necessarie e altamente consigliate, considerando che i militari in questione si sono trovati in uno dei Paesi con più alta contaminazione da uranio impoverito (un fenomeno nato durante il conflitto 1998-99 e ancora presente), col rischio di contrarre malattie tumorali e non aver la possibilità di diagnosticarle per tempo».
«A distanza di oltre un anno dal ritorno in Patria, molti carabinieri sono stati completamente dimenticati dai responsabili dall’infermeria presidiaria della legione carabinieri Abruzzo e Molise, così il benessere del personale è ignorato».
Ad affermarlo è il segretario generale dell’associazione sindacale, Antonio Nicolosi: «Come carabinieri dobbiamo essere sempre al meglio delle nostre capacità ma se andare in guerra è per noi un dovere, la salute è invece un diritto così come per ogni cittadino e come tale è irrinunciabile e inalienabile. Lo Stato ha il dovere di tutelarci tanto in missione, quanto dentro i confini nazionali, riconoscendo l’impatto che questo lavoro ha sulle condizioni del personale e i rischi di salute che l’uranio porta all’organismo: le Forze Armate e le Forze dell’Ordine sono composta da persone, non sono solo numeri: non si può risparmiare sul diritto alla salute». (c.s.)