Nino Sospiri, il ricordo di La Russa: «È ancora qui dopo vent’anni, inventò la destra moderna»

foto di Luca Terzini

11 Gennaio 2026

Il presidente del Senato ricorda l’amico davanti a una platea gremita: «Non dimentico l’ultimo abbraccio a Montecitorio, sapeva che stava per morire»

PESCARA. «La cosa incredibile è che sono passati venti anni e venti anni non sono pochi», dice il presidente del Senato Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia che, sul palco del teatro Circus di Pescara, scherza con il senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia, «tra venti anni di noi non si ricorderà nessuno, capito Maurizio? Venti anni», sottolinea La Russa, «sono comunque un periodo importante della vita: pensate al ventennio, ha lasciato una traccia, nel bene e nel male». E dalle retrovie della platea gremita parte l’inizio di un applauso che La Russa prova a fermare all’istante agitando le mani: «No, no, ma che c’entra l’applauso?», dice, «è un dato storico». E venti anni sono anche quelli che separano dalla morte di Nino Sospiri: era il 2 gennaio 2006 e Sospiri aveva 57 anni.

Anima e cuore della destra abruzzese, eletto 7 volte in Parlamento, una carriera dall’opposizione in consiglio comunale fino al governo con l’incarico di sottosegretario alle Infrastrutture, personalità e carisma che nessuno mette in dubbio, da quella destra del Msi – «Ho avuto la tessera del partito a 14 anni, anzitempo», ricordava Sospiri in un’intervista su Rete8 con Pasquale Pacilio – fino alla sinistra di Rifondazione Comunista. «Venti anni fa Nino Sospiri ci lasciava e io ho negli occhi la memoria dell’ultima volta che l’ho visto», racconta La Russa, «lui stava già molto male e, siccome era un uomo intelligente, aveva sicuramente capito che il corso della sua vita sarebbe stato brevissimo e che non gli restava molto da vivere: era un po’ che non veniva alla Camera e venne apposta per abbracciarci uno a uno e io ce l’ho davanti agli occhi, nell’aula di Montecitorio, Nino che ci saluta commosso perché sa che sta lasciando non soltanto degli amici ma un pezzo della storia d’Italia che lui costruiva proprio in quell’aula».

Nelle parole di La Russa si intrecciano i ricordi di vita e politica: «Io, Nino, me lo ricordo praticamente da sempre perché lui ha cominciato a 14 anni, aveva un anno in più di me. Pensate la cavalcata di noi giovani per offrire ad Almirante ancora vivente la possibilità di una prospettiva attraverso un segretario giovane, cioè Gianfranco Fini che contribuimmo in maniera significativa ad eleggere e in quel percorso Nino ebbe un ruolo importantissimo». Fini lo volle segretario amministrativo del suo Msi: «A Fini gli dissi: ma forse Nino è più adatto a fare altre cose. E lui», racconta il presidente del Senato, «mi rispose: sì, ma di Nino mi fido come di me stesso. Perché Nino dava fiducia, la sua coerenza e la sua onestà inducevano tutti a fidarsi di lui e guardate che non è un complimento da poco in politica: forse è il complimento principale. Credo che Nino fosse l’immagine dell’onestà ma anche della coerenza».

Il ricordo di quei giorni romani nel 1981 supera tutti gli altri: «In una riunioncina a Roma, in casa di Ugo Martinat, un bel terrazzino e sole due stanze, non c’erano ancora le grandi sale di oggi dei presidenti», dice La Russa, «nasceva pomposamente una corrente, si chiamava “Rinnovamento”, un po’ come mettere il seme di quella destra moderna che poi sarebbe stata. Ecco perché dico che Nino è stato il mio primo capo corrente». “Visioni vive”, è il titolo della cerimonia di ieri per Sospiri. Il nipote, Lorenzo Sospiri, presidente del consiglio regionale in quota Forza Italia, si siede in seconda fila: è il giorno di un altro Sospiri. E con l’intelligenza artificiale, Nino Sospiri ritrova l’Abruzzo di vent’anni dopo con le opere da lui ideate che, lentamente, prendono forma: la filovia sulla strada parco, l’area di risulta, i porti. «Le strade giuste», dice la voce di Sospiri, «continuano a essere percorse anche senza di noi».

Al Circus, le prime file sono il riassunto di generazioni della politica abruzzese, da sinistra a destra: ci sono l’ex deputato di sinistra Gianni Melilla, il sindaco di Chieti Diego Ferrara, il consigliere regionale Antonio Blasioli e il deputato Luciano D’Alfonso, tutti del Pd; il sindaco di Pescara Carlo Masci di Forza Italia, i deputati Nazario Pagano di Forza Italia e Guerino Testa di FdI, i senatori Etel Sigismondi e Guido Liris, il presidente della Regione Marco Marsilio, tutti di FdI, gli assessori regionali Tiziana Magnacca (FdI), Nicoletta Verì (Marsilio Presidente), Roberto Santangelo (Forza Italia), i consiglieri regionali di maggioranza, il sottosegretario Luigi D’Eramo della Lega, i grandi ex della politica, come il senatore Andrea Pastore e l’ex presidente del consiglio regionale Giuseppe Tagliente, l’ex consigliere regionale Mauro Febbo.

Sono un po’ tutti quelli che La Russa chiama «i figli di Nino», cresciuti con il suo esempio: «L’Abruzzo ha dato molto alla destra e Nino era il capostipite, cioè non c’era cosa in Abruzzo che non si richiamasse a lui e credo che chiunque abbia fatto politica in Abruzzo da quegli anni in avanti sia figlio di Nino e questa splendida platea, questa folla di persone che lo omaggiano e che lo ricordano sono il segnale tangibile che non stiamo parlando del passato: il pensiero di Nino anche in futuro continuerà a esserci». E, dice La Russa, se ci fosse ancora, «Sospiri sarebbe contento della nascita di FdI e dell’alleanza di centrodestra e dell’unità di centrodestra con gli altri partiti con cui Giorgia Meloni ha formato il governo. Da giovani immaginavamo un futuro in cui l’Italia fosse governata dal centrodestra con i suoi principi e valori».

Sospiri il politico rigoroso e l’uomo che amava la sua montagna, il Gran Sasso, per riflettere e le canzoni di Battisti, De Andrè, Califano a spezzare il silenzio: al centro della platea, la signora Maria Concetta. «Compagna fedele di una vita, prima alleata e amica di Nino», così la presenta il nipote. E lei: «Grazie a tutti, di cuore, per l’affetto e il ricordo», poche parole dette con la grazia di un amore sospeso.

«Nino», dice ancora La Russa, «appariva sempre come una persona distaccata, seria, uno che apparentemente sapeva dominare le emozioni ma chi lo conosceva bene sapeva che Nino era una persona appassionata, anzi addirittura passionale». E uno così lo stimavano tutti: «Nino ebbe la capacità, anche nell’avvicinamento con Berlusconi, di farsi apprezzare dagli alleati che all’inizio sì, ci volevano bene, ma ci guardavano con un certo sospetto, insomma», racconta La Russa. «Eravamo quelli che venivano dalle cantine, per non dire da altri posti, e lui si conquistò immediatamente la fiducia dei nuovi alleati che, nella società, erano sicuramente più importanti di noi, almeno a livello di cose già raggiunte».

«Un uomo determinato nelle sue idee, deciso, rigoroso. Vedo il sindaco che sorride», dice Gasparri, «quante discussioni sulle candidature e sulla città. Un uomo di grande fierezza e di grande onestà, di grande determinazione perché aveva sempre un obiettivo generale e non individuale. La politica non è improvvisazione, la politica è passione, studio, competenza e impegno: questo ci insegna Nino Sospiri e lo proponiamo a tanti che credono che la politica sia una carriera».

«Sarebbe stato uno strepitoso presidente di Regione», dice D’Eramo. «Forse sarebbe stato quello il suo sogno, il coronamento di una carriera per la sua terra».

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