Niva si sfoga: «Io li perdono, lo Stato no»

27 Settembre 2018

Le hanno tagliato un orecchio, ma non chiede vendetta. Il marito dimesso dall’ospedale: torno a casa, voglio solo serenità

LANCIANO.. Lei: «Io li perdono, ma è lo Stato che non li deve perdonare». Lui: «Sono confortato da questa svolta nelle indagini, sarò più sereno nel rientrare a casa». Sono le prime parole di Niva Bazzan e Carlo Martelli, moglie e marito selvaggiamente picchiati durante la rapina di domenica all’alba nella loro villa. Alla donna il capo della banda ha tagliato il padiglione auricolare destro con una roncola. Parole pacate che chiedono giustizia per poter tornare a vivere serenamente nella loro casa. E a casa è rientrato ieri sera Carlo, dimesso dall’ospedale, mentre la moglie potrebbe raggiungerlo oggi. In ospedale hanno ricevuto ieri la visita del prefetto di Chieti, Antonio Corona, accompagnato dal direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, il direttore della Chirurgia, Lorenzo Mazzola, il sindaco, Mario Pupillo il presidente del Consiglio comunale, Leo Marongiu. L’incontro, già concordato martedì, è avvenuto proprio nel momento in cui in città si era sparsa la notizia dell’arresto di tre componenti della banda, accolta dai coniugi con sollievo.
«Sarò più sereno anche nel rientrare a casa», dice Martelli, «voglio recuperare la mia vita normale e la dimensione di riservatezza che da sempre la caratterizza. Ho reso testimonianza anche attraverso i media di quanto ho vissuto perché lo ritenevo un dovere di cittadino, ma ora è tempo che i riflettori non siano più accesi su di me». È stanco l’ex chirurgo che ora vuole solo tornare a casa: «È la mia vita», dice, «è il terreno di famiglia, dietro c’è casa di mia madre e di mio fratello. Non c’è ragione per andare via, neanche dopo la rapina subita».
«La vicenda che vi ha visto coinvolti è stata un duro colpo anche per tutti noi», commenta il prefetto Corona, «impressionati anche dal livello spropositato di violenza che è stata usata su di voi. L’invito per il futuro è a ritrovare al più presto la serenità e ad attivare sistemi di sicurezza passivi che aiutano a proteggere la casa». Sistemi, come l’allarme, che ci sono, ma che non sono serviti a fermare neanche un precedente furto subito 10 anni fa. «Spero che sia la pista giusta», dice Niva, ex infermiera, a proposito delle indagini e dei fermi, «e che queste persone non vadano più in giro a fare quello che hanno fatto a noi. Io li perdono perché questo mi aiuterà a recuperare serenità, ma lo Stato non li deve perdonare». Parole, le sue, dette senza rabbia. Una dignità che ha contraddistinto i coniugi che in questi giorni, nonostante il dramma vissuto, il dolore fisico e interiore, non hanno mai alzato la voce e parlato di vendette.
«Non sento rabbia», conclude la donna, «ma sgomento e costernazione. Ho cercato di capire come potessero arrivare a tanto contro di noi che potevamo essere i loro genitori. Ora voglio solo tonare alla normalità, alla mia quotidianità”.