«No al depuratore nel cuore del Parco»

Pescasseroli: Italia Nostra, Wwf, ProNatura e persino Sgarbi contro il progetto da 4 milioni nell’oasi verde d’Abruzzo
PESCASSEROLI. Un depuratore negli stessi luoghi sui quali, negli anni ’20, Erminio Sipari (ingegnere, deputato del Regno d’Italia, ambientalista, padre e primo presidente del Parco nazionale d’Abruzzo), riuscì a scongiurare la realizzazione di un lago artificiale.
Ora anche Italia Nostra si mobilita contro il progetto per la realizzazione di un impianto di depurazione in località Peschiera di Pescasseroli, area di alto pregio ambientale, contro il quale già si sono già espressi il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il Wwf, e ProNatura. L’associazione chiede la convocazione di una conferenza di servizi per riconsiderare «il progetto alla luce delle recenti valutazioni scientifiche e delle tante e qualificate espressioni di opposizione». Per la sezione dell’Aquila “Carlo Tobia” dell’associazione, non sono in discussione «la necessità e l’urgenza di risolvere il problema di un’efficiente depurazione delle acque reflue a Pescasseroli, a Opi, come in tanti altri piccoli centri montani ad alta vocazione turistica e con significative oscillazioni di utenza nei periodi di maggiore presenza». Quello che serve per, è una «soluzione di ridotto impatto ambientale e paesaggistico, quale un intervento di efficientamento dei due impianti di depurazione già esistenti a Pescasseroli e Opi».
Per questo motivo chiedono al Parco di farsi promotore della convocazione di una Conferenza dei servizi per esaminare a fondo la questione.
Secondo Paolo Muzi, presidente della sezione aquilana di Italia Nostra, è possibile arrivare al traguardo di una efficiente depurazione delle acque, semplicemente riqualificando e ampliando le strutture già presenti, potenziando «la loro capacità di depurazione con integrativi e innovativi impianti di fitodepurazione posti subito a valle, prima dello sversamento nel Fiume Sangro le cui acque, purtroppo, sono stimate di mediocre qualità», pur trovandosi nelle zone montane del Parco.
Gli impianti di fitodepurazione, secondo Muzi, sono di facile ed economica gestione e di «indubbia efficienza, in quanto agiscono con processi bio-ecologici».
In pratica, le acque reflue vengono fatte scorrere in un bacino impermeabilizzato riempito con piante acquatiche e ghiaia. Sono le piante , il substrato ghiaioso, e i microorganismi presenti a fare il “lavoro sporco”. Tra le specie più adatte le canne di palude e l’iris.
«Quindi», aggiunge Muzi, «si chiede fermamente alle Autorità competenti che le risorse finanziarie già impegnate per il nuovo e devastante impianto intercomunale (oltre 4 milioni di euro) siano destinate a diverse, possibili e rapide soluzioni del problema, nel rispetto del pregevole ambiente naturale e paesaggistico, vero patrimonio locale e universale da salvaguardare anche in nome di Erminio Sipari, lungimirante fondatore nel 1922 del Parco Nazionale d’Abruzzo».

