«No alle abitazioni sulla riviera sud»

7 Gennaio 2017

M5S e Acerbo attaccano la Scotolati: è sponsor del progetto di Pescaraporto

Non si arrestano le polemiche sul progetto degli appartamenti sulla riviera sud della società Pescaraporto, nonostante la commissione Gestione del territorio, giovedì scorso, abbia deciso di ritirare l’apposita delibera contenente la richiesta di un cambio di destinazione d’uso dell’area ex Edison, da uffici a residenze. Movimento 5 Stelle e l’ex consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, ieri, hanno attaccato l’assessore all’edilizia Loredana Scotolati, che si è detta favorevole all’intervento andando in controtendenza rispetto a quanto dichiarato dal sindaco Marco Alessandrini e dal suo collega all’urbanistica Stefano Civitarese.

«La commissione è stata ridotta ad un palcoscenico», ha affermato la consigliera M5S Erika Alessandrini, «in cui abbiamo assistito all'ennesimo colpo di scena di chi governa questa città e che potrebbe concludersi, ancora una volta, con la tragedia di vedere sepolto l'interesse pubblico della città di Pescara a solo vantaggio di chi invece potrà costruire, vendere e godersi appartamenti privati in un'area che doveva essere destinata a verde e ad attrezzature pubbliche». «Dopo le gravissime dichiarazioni fatte dall'assessore Scotolati», ha continuato la Alessandrini, «che afferma di aver sottoscritto e condiviso una delibera che qualche giorno dopo, alle soglie del voto di commissione, diventa “sbagliata” ed “inopportuna” da sottoporre al voto consiliare, l'assessore stesso tragga le dovute conseguenze di tali inefficienze e rassegni le dimissioni, mai come questa volta opportune per la leggerezza e l'imprudenza con cui ha firmato una delibera attesa da mesi». Polemico anche Acerbo. «Mi dispiace dover dissentire dall’assessore Scotolati», ha fatto presente, «quanto ha affermato in relazione all'intervento edilizio della società Pescaraporto è alquanto infondato. Se l'interesse pubblico consistesse nel far costruire comunque, ovunque e dovunque, le baraccopoli e le favelas del Terzo mondo sarebbero il modello da seguire. Realizzare gli obiettivi di una pianificazione urbanistica democraticamente definita dovrebbe costituire l'interesse pubblico da tutelare».

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