No alle mafie, 3mila studenti in piazza

22 Marzo 2019

All’Aquila la manifestazione regionale di Libera che ha coinvolto

L’AQUILA. Un filo rosso lega le vittime di tutte le mafie a quelle del terrorismo e del terremoto del sei aprile 2009, nelle parole, negli striscioni e negli slogan dei manifestanti, soprattutto studenti, che ieri mattina hanno riempito le strade del capoluogo. E un lungo applauso, il più forte di tutti, accoglie le frasi dedicate a Fabrizia Di Lorenzo, la giovane abruzzese uccisa tre anni fa a Berlino. La lettera, inviata dalla mamma Giovanna, commuove tremila giovani, provenienti da tutta la regione, sotto la bandiera di Libera, protagonisti della Giornata della memoria e dell’impegno, che l’associazione presieduta da don Luigi Ciotti, organizza dal 1996.
CITTÀ SIMBOLO. Quest’anno l’Abruzzo contro le mafie si è dato appuntamento all’Aquila. «Una città simbolo», dice la rappresentante regionale di Libera, Federica Marinucci, di Sulmona. «La scelta dell’Aquila come piazza regionale si pone in linea di continuità con i risultati della nostra ricerca Liberaidee sulla percezione delle mafie e della corruzione, nella quale è emerso che tra le attività più legate alla presenza mafiosa in regione ci sono (oltre alla spaccio di droga) la turbativa di appalti, il lavoro nero e la corruzione, che inevitabilmente si legano alla ricostruzione post sisma. Ma L’Aquila è anche la città che si appresta a vivere il decennale del terremoto, in cui sono scomparse 309 persone di cui vogliamo tenere viva la memoria».
Memoria dovuta anche a Fabrizia, 31 anni di Sulmona, morta nell’attentato ai mercatini di Natale di Berlino. E ad Agostino Mastrodicasa, originario di Bolognano, ucciso la sera del 13 gennaio del 1984 a Casoria (Napoli) mentre cercava di arrestare un latitante e inserito per la prima volta quest’anno nel lungo elenco delle vittime della mafia.
LETTI MILLE NOMI. Insieme a quelli di Fabrizia e di Agostino, un migliaio di altri nomi ieri mattina hanno rimbombato sulle facciate appena restaurate dei palazzi di piazza del Duomo, all’Aquila, insieme alla musica degli studenti e dei docenti del Conservatorio Casella, prima del collegamento in diretta con la piazza nazionale di Padova per il discorso finale del presidente e fondatore di Libera, don Ciotti.
Ad ascoltarlo, in un silenzio religioso, i ragazzi di 21 scuole, delle associazioni e i singoli cittadini, partiti con un lunghissimo corteo dal polo scolastico di Collesapone.
Il serpentone che fino a qualche minuto prima aveva colorato le strade con le sue bandiere, le voci, le idee, si è sciolto nel cuore della città per rendere omaggio alle «tante storie» e ai «volti che non si conoscono» come li ha definiti lo stesso Ciotti, che ha ribadito: «Non è possibile che l’80% dei famigliari delle vittime di mafia non conosca la verità o la conosca solo in parte».
C’È ANCHE LA POESIA. Cogliendo l’occasione della giornata internazionale della poesia, il direttore della biblioteca di Ortona, Tito Vezio Viola, ha poi letto, insieme ad alcuni ragazzi, poesie di Gianni Rodari, Franco Arminio, Primo Levi. Sul palco aquilano si sono alternati i prefetti del capoluogo, di Teramo e di Chieti.
Tra il pubblico gruppi scout e associazioni, come Legambiente, Wwf, Arci e Anpas e molti rappresentanti della Cgil: Umberto Trasatti, Alfredo Fegatelli (Fiom regionale), Carmine Ranieri (segretario regionale), Francesco Marrelli (segretario provincia dell’Aquila), Silvio Amicucci e Emanuele Verrocchi, rispettivamente segretario regionale e provinciale (L’Aquila) Fillea Cgil. Sul palco anche Mauro Nardella, segretario confederale Uil.
Nel pomeriggio, poi, la memoria si è tradotta in impegno attraverso due iniziative: al Gran Sasso Science Institute si è svolto un approfondimento sull’edilizia scolastica, mentre i ragazzi sono stati accompagnati a scoprire le bellezze della città capoluogo dai giovani di Legambiente, Fai e Centro servizi per il volontariato.