“No immigrati al centro Trisi” I residenti raccolgono le firme

MONTESILVANO. L'ipotesi di aprire le porte del centro sportivo Trisi all'accoglienza degli immigrati ha sollevato le preoccupazioni dei residenti del quartiere Ranalli. All'indomani del grido di...
MONTESILVANO. L'ipotesi di aprire le porte del centro sportivo Trisi all'accoglienza degli immigrati ha sollevato le preoccupazioni dei residenti del quartiere Ranalli. All'indomani del grido di allarme lanciato dal gruppo #Montesilvano2019 e dal consigliere regionale, Lorenzo Sospiri, sulla possibilità di ospitare i richiedenti asilo in via San Gottardo, gli abitanti della zona sono scattati sul piede di guerra annunciando una raccolta di firme. A nulla sono servite le rassicurazioni del commissario straordinario dell'Azienda speciale che, a margine della conferenza, ha ricordato: «Il bando ministeriale prevede l'attivazione del progetto Sprar tra i mesi di giugno e luglio, quindi c'è tutto il tempo per individuare strutture adeguate che potranno consentire l'assorbimento dei 161 migranti sul nostro territorio. L'unica verità è che il centro Trisi sarà oggetto di un'operazione di riqualificazione e potenziamento e ospiterà uno sportello per il cittadino».
I residenti, quindi, hanno deciso di far sentire la propria voce prima che ogni decisione diventi definitiva. «Siamo preoccupati che il degrado possa aumentare», commenta Fabio Diotallevi, residente nel complesso Orione. «Temiamo che il parco possa trasformarsi in un luogo di ritrovo di immigrati e che non sia più fruibile per i nostri bambini. Nei prossimi giorni, ci incontreremo per stabilire le modalità più corrette per promuovere una petizione e chiedere all'amministrazione di tornare sui suoi passi».
A condividere il punto di vista di Diotallevi anche Alessio Sarra, che vive a pochi metri dal centro sportivo.
«Ho una doppia preoccupazione: da un lato, come residente, dall'altro, come agente immobiliare, perché il rischio è quello di assistere a un'ulteriore svalutazione delle abitazioni di Montesilvano. Dopotutto, ci sono mille soluzioni alternative, ad esempio nella zona artigianale e industriale, dove ci sono molti immobili inutilizzati o pignorati che potrebbero essere affittati offrendo anche ai proprietari, o ai curatori fallimentari, di incassare qualcosa».
A detta di Sarra, la questione principale non è l'impianto sportivo, ma il contesto ambientale. «Il centro Trisi è l'ultimo dei problemi», prosegue. «Prima viene il quartiere densamente abitato e la presenza di una scuola, a pochi passi dall'impianto. Se dobbiamo ospitare gli immigrati va bene, ma questo non significa mortificare ulteriormente la città e magari spendere dei soldi per adeguare delle strutture che non sono adatte all'accoglienza. Ci sono altre strade che possono essere praticate per il bene di tutti». (a.l.)
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