«Noi sindaci inondati da richieste di aiuto»

2 Agosto 2023

D’Alberto, presidente Anci, spiega dove e perché si incaglia il meccanismo ideato dal Governo

TERAMO. «Ci attende sarà un autunno difficilissimo dal punto di vista della tenuta del sistema sociale, con i Comuni chiamati ancora una volta a far fronte alle conseguenze, senza le adeguate risorse, di misure calate dall’alto e che, nelle modalità di attuazione, fanno scivolare migliaia di famiglie in uno stato di povertà assoluta».
Parla a nome di 305 sindaci il presidente dell’Anci Abruzzo, Gianguido D'Alberto, che esprime forte preoccupazione per lo stop, a partire da ieri, del reddito di cittadinanza. Uno stop che in Abruzzo interessa oltre 14mila cittadini.
«Quanto sta accadendo, con il Governo che proprio in questi giorni ha iniziato a smantellare il reddito di cittadinanza, senza aver contestualmente attivato tutte le misure alternative, sta già scatenando una pressione abnorme sui servizi sociali. E soprattutto il caos», incalza il presidente Anci che spiega cosa sta accadendo.
«Gli sms che sono arrivati hanno di fatto indirizzato verso i Comuni tutti i percettori di reddito, sia i cosiddetti occupabili che sono già presi in carico dai Centri per l'impiego e che pertanto non possono essere assistiti dai Servizi sociali, in quanto hanno già firmato con il Cpi un patto per l’avviamento al lavoro, sia quelli che sono assistiti dai Servizi che di contro hanno già firmato il patto per l’inclusione sociale e che quindi non devono essere presi nuovamente in carico. Questi ultimi se alla data del 31 luglio non hanno raggiunto i 12 mesi di Rdc continueranno a percepirlo per i mesi successivi ma esclusivamente fino al 31 dicembre. Ma affinché i Servizi sociali possano prendere in carico chi è gestito dal Cpi è necessario attivare una piattaforma multidisciplinare, gestita dal Ministero del Lavoro, ed alimentata dai dati dell'Inps, per comprendere e modificare la posizione di chi inizialmente aveva firmato un patto per l’avviamento al lavoro, ma di fatto non è stato mai reinserito lavorativamente.
C’è tempo fino al 31 ottobre per la presa in carico», specifica D’Alberto, «ma la piattaforma non viene alimentata in maniera continuativa. Questo comporta che gli aventi diritto, nelle more dell'attivazione del progetto multidisciplinare, resteranno scoperti. È vero che successivamente riceveranno anche gli arretrati, ma nell'attesa come faranno a vivere?».
Oltre agli errori nelle comunicazioni e ai ritardi legati alla difficoltà di trasmissione dei dati tra gli enti, a preoccupare il presidente Anci Abruzzo è anche e soprattutto il fatto che le nuove misure introdotte dal Governo, che vanno dall'Assegno di inclusione al Supporto per la formazione e il lavoro fino alla Social card, interessino una platea molto limitata, lasciando fuori dunque una larga fetta di cittadini che oggi vive situazioni di forte disagio sociale e lavorativo.
«In questi anni i Comuni, grazie all’attivazione dei Puc (Progetti utili alla collettività) con i percettori del reddito di cittadinanza, che hanno lavorato nelle biblioteche, nei tribunali, nei Comuni stessi», sottolinea, «sono riusciti, da una parte a garantire tutta una serie di servizi importanti, dall’altra a consentire a chi era fuori dal mondo del lavoro di maturare un’esperienza lavorativa. Il Reddito di cittadinanza è stato una misura che gestiva un problema reale nella società. La riforma doveva mantenere il doppio canale per la presa in carico andando ad intervenire sui Centri per l’impiego che, ad oggi, di fatto, non riescono ad assolvere in pieno alla funzione per la quale sono nati. Il Rdc inoltre», aggiunge D’Alberto, «è stata l’unica misura strutturale e funzionale per evitare lo sfruttamento dei lavoratori».
Il presidente Anci Abruzzo, nel ricordare come già il mancato rinnovo, da parte del Governo, del Fondo per la morosità incolpevole abbia aumentato le situazioni di disagio sociale sui territori, conclude evidenziando come diversi Comuni stiano già chiedendo la rimodulazione del “fondo povertà” per il pagamento di bollette e affitti, e invita il Governo a mettere in campo correttivi immediati per evitare l’esplosione di possibili conflitti sociali. «I Comuni, anche in questo caso, sono stati lasciati soli», conclude, «nonostante siano i primi interlocutori per i cittadini e vivano quotidianamente il dramma di migliaia di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese». (l.c.)