«Non è sport: faremo ricorso e siamo pronti a ritirarci»
PESCARA. «Questo non è sport, con i valori del calcio non ha nulla in comune, ma è solo una stupida guerriglia. Sono deluso e amareggiato. La mia squadra e i miei calciatori con la violenza non c’entr...
PESCARA. «Questo non è sport, con i valori del calcio non ha nulla in comune, ma è solo una stupida guerriglia. Sono deluso e amareggiato. La mia squadra e i miei calciatori con la violenza non c’entrano nulla: farò ricorso al giudice sportivo e sto pensando di non iscrivere più la mia squadra al campionato».
Si sfoga così Angelo Nicolò, presidente e responsabile tecnico della Gladius Pescara, una delle due compagini punite dal giudice sportivo dopo la rissa scoppiata sabato scorso al termine della partita con lo Scafa. I provvedimenti disciplinari comminati sono stati uguali per entrambe le squadre, ma Nicolò si dice «completamente estraneo» ai fatti accaduti, poiché racconta che i suoi sarebbero stati aggrediti da presunti tifosi e dirigenti avversari. «In questi giorni», rimarca, «mi hanno chiamato i genitori dei ragazzi dicendo di essere stati accolti a inizio partita, sugli spalti dello Scafa, da gente che impugnava mazze e bastoni. Gli stessi con i quali ci hanno aggredito a fine gara. Hanno detto che c’era un clima di astio e un’incitazione continua alla violenza fisica e verbale per tutta la durata della partita. Al punto che un mio ragazzo è stato accerchiato e preso a calci da 4-5 di loro. Queste mamme e questi papà non vogliono più far giocare i loro figli e hanno ragione perché tutto quello che è successo è inaccettabile in una società civile». La Gladius Pescara, come si legge sul verbale del giudice sportivo, è condannata a pagare 150 euro, mentre l’allenatore Emidio Sabatelli e un calciatore sono stati squalificati poiché coinvolti nella rissa.
«Siamo rimasti a bocca aperta», rimarca il presidente Angelo Nicolò, «non abbiamo fatto nulla, ma è partito tutto da loro. Non è vero che il mio allenatore è andato a fine gara nello spogliatoio dell’arbitro, forse si sarà confuso. Presenterò ricorso perché quello che è successo è fuori dalla realtà e contro i valori sportivi che insegno ogni giorno a ragazzi e bambini della scuola calcio». (y.g.)

