Non ci sono più i soldi chiude l’ufficio post-sisma

CUGNOLI. Non ci sono i soldi e l’ufficio per la ricostruzione chiude. L’Utr 5 di Cugnoli (Ufficio territoriale per la ricostruzione) per i comuni fuori cratere interromperà, il prossimo 31 dicembre,...
CUGNOLI. Non ci sono i soldi e l’ufficio per la ricostruzione chiude. L’Utr 5 di Cugnoli (Ufficio territoriale per la ricostruzione) per i comuni fuori cratere interromperà, il prossimo 31 dicembre, le attività di istruttoria per le pratiche di contributo dei lavori di ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile 2009. A oggi, manca la copertura finanziaria. La legge di bilancio l’anno 2017, approvata lo scorso 7 dicembre, non prevede infatti alcuna risorsa destinata ai comuni fuori cratere. A lanciare l’allarme è il sindaco Lanfranco Chiola, coordinatore dei sindaci dell’area omogenea 5 fuori cratere, che spiega: «Se non interverranno modifiche alla legge, si bloccheranno le attività effettuate dai professionisti incaricati dell’istruttoria delle pratiche, i Sal e tutte le procedure in essere». A soffrirne saranno 30 comuni del Pescarese e del Chietino che fanno capo all’ufficio di Cugnoli. «L’Utr 5», riprende Chiola, «ha garantito finora un’uniformità nel modus operandi nella complessa gestione delle pratiche di richiesta di contributo, fornendo un valido supporto tecnico di alta competenza a tutti i comuni coinvolti che hanno potuto fare affidamento su una struttura funzionale ed all’avanguardia. La mancanza di finanziamenti obbligherà a chiudere l’Utr 5 e ad interrompere qualsiasi attività tecnico-amministrativa connessa alla ricostruzione dei fuori cratere».
Il Comune di Cugnoli, dal giugno scorso, sta anticipando con proprie risorse il pagamento per il lavoro dei professionisti incaricati nella disamina delle pratiche e, senza un’adeguata copertura finanziaria, le casse del piccolo comune non consentono di proseguire oltre. «È inevitabile constatare che la chiusura», conclude il sindaco, «comporterà la paralisi di tutte le attività di ricostruzione post-sisma in corso, con pesanti e gravi ripercussioni sull’economia del territorio, sui privati cittadini, sui pagamenti dovuti alle ditte occupate e sull’intero indotto lavorativo creato».

