«Non dimentichiamo la cultura»

28 Febbraio 2022

Il direttore del Fla: contro la violenza servono teatri e musei aperti

Le cronache pescaresi delle ultime settimane ci hanno raccontato dell’aggressione al titolare di un bar ferito con una coltellata da un cliente, di una rissa tra studenti all’esterno di una scuola, di una lite nella notte nei pressi di un locale, e anche qui uno dei giovani coinvolti impugnava un coltello. Su questi fatti gravi credo sia necessario invece aprire una riflessione più ampia: politica e, soprattutto, culturale. Culturale, sì, perché sarebbe il caso di rendersi conto che le telecamere non bastano a rendere più sicura una strada o una piazza: servono teatri, biblioteche, cinema, musei, spazi per suonare e ascoltare musica. È la cultura lo strumento più efficace per contrastare la violenza: i luoghi della cultura sono veri e propri presidi del tessuto cittadino, e la cultura ha una sua funzione civile che, oggi più che mai, non dovrebbe essere trascurata. La fragilità culturale è il problema dal quale derivano tutti gli altri, ed è questo il campo su cui si gioca il nostro futuro.
Da più di anno, purtroppo, il dibattito su questo tema a Pescara si è invece appiattito sull’unica questione della sostituzione dell’assessore comunale alla Cultura, in un discorso sviluppato esclusivamente tenendo conto del peso politico dei partiti di maggioranza, di equilibri e di strategie, come se si trattasse di qualcosa di simile ad un'infinita partita a Risiko, un discorso dal quale è del tutto e drammaticamente assente ogni discorso su progettualità o visioni del futuro.
La storia di Pescara rischia di essere la storia di una città che potrebbe esserci ma che invece non c’è. Proprio nell’anno in cui il capoluogo adriatico è stato tra le città finaliste che si sono contese la possibilità di diventare Capitale del Libro, il Fla, il principale evento della regione dedicato alla lettura, giunto alla sua ventesima edizione, si ritrova con un contributo in bilancio quasi dimezzato rispetto al 2021. Per le Rete Civica del Libro, che raccoglie oltre 50 soggetti tra scuole, librerie, biblioteche e associazioni, per il terzo anno consecutivo, la cifra stanziata in bilancio è pari a zero.
I musei civici non se la passano meglio: sia il precedente che l’attuale CdA della Fondazione Genti d’Abruzzo, che gestisce il Museo delle Genti d’Abruzzo e il Museo Cascella, hanno quantificato in circa 270.000 euro annui la cifra necessaria per coprire i costi per la gestione di entrambi i musei e di tutti i servizi annessi. A bilancio, per il 2022, di euro ce ne sono appena 100.000: una cifra talmente esigua da rischiare seriamente di condannare i nostri musei ad un drammatico taglio in termini di giorni e di orari di apertura, di progettazione e di realizzazione di attività ed eventi culturali.
Stiamo disperdendo occasioni e opportunità che proprio non potremmo permetterci il lusso di smarrire. Diceva Iosif Brodskij (uno dei maggiori poeti russi del XX secolo, Premio Nobel per la letteratura nel 1987) che in una vera tragedia chi muore non è l’eroe, ma il coro – cioè la polis, la società. Il rischio che stiamo correndo è proprio questo: quello di restare a guardare le porte chiuse dei nostri musei e delle nostre biblioteche, senza accorgerci che quello che stiamo vedendo, in realtà, è la nostra città che sta morendo.
* direttore del FLA - Festival di Libri e Altrecose, consigliere e già vicepresidente della Fondazione Genti d’Abruzzo.