«Non dormiamo di notte per lavare piatti e panni»

12 Settembre 2021

La protesta approda sotto la Regione: più colpite le zone Tiburtina e ospedale «Da sei mesi tutto il giorno senza un filo d’acqua, non pagheremo più le bollette» 

PESCARA. C’è un popolo che di notte non dorme perché deve lavare i piatti, attaccare la lavatrice per il bucato, le pulizie di casa e farsi la doccia. Sono quei pescaresi che durante il giorno hanno i rubinetti completamente a secco: «Non esce neanche un goccio d’acqua». Neppure quel filo che servirebbe a riempire una bacinella o una bottiglia?. «No, neppure quello».
Ieri mattina, nella protesta organizzata dal vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari e da Giovanni D’Andrea di Codici, associazione che si occupa dei diritti del cittadino, una rappresentanza di cittadini ha portato in piazza Unione il grido di dolore. E contrariamente a quanto accade con le chiusure notturne ai Colli, tra la Tiburtina e zona ospedale, le risorse idriche sono azzerate di giorno.
«Una situazione disagevole che va avanti da giugno e ancora più vergognosa ai tempi del Covid» si scalda Claudia Mazzocchetti che vive con la madre Adriana Scannella in via Fortore, sulla Tiburtina, «da mesi accumuliamo montagne di piatti nel lavandino di giorno e la notte restiamo svegli fino alle 5 per lavarli, oltre a fare la lavatrice, sciacquare i pavimenti e farci la doccia con l’acqua che esce dai rubinetti solo di notte. Nei giorni scorsi mi sono tagliata un dito e non avevo l’acqua per lavare la ferita. Stessa situazione vissuta lo scorso anno. Siamo andate da Aca a lamentarci, ci hanno risposto: mettete l’autoclave, ma costa 2mila euro e non possiamo permettercelo. Vogliamo l’acqua e la sospensione delle bollette».
«Io pago 600 euro l’anno» le fa eco Assunta Troiani, residente in via Passolanciano, zona ospedale, «e sono senz’acqua tutti i giorni dalle 8 alle 11. Mi alzo la notte per attaccare la lavatrice e passo la notte a riempire le bottiglie per avere l’acqua il giorno. Mia figlia è arrivata in vacanza da Roma e ha portato i figli a fare la doccia agli stabilimenti sul mare».
Nel quartiere Zanni, la situazione non cambia. Josè Oswaldo Iezzi vive in via Carlo Alberto Dalla Chiesa: «Ho una madre disabile in casa e non avere l’acqua è un disagio ancora più forte. L’acqua esce a singhiozzo, dalle 8 alle 12 e il pomeriggio dalle 18 alle 19. Mi sono attrezzato con le bacinelle, ma negli ultimi giorni quel poco di acqua che esce dai rubinetti è gialla e piena di detriti. Per bere e cucinare sono costretto ad andare a comprare la minerale». Nell’abitazione c’è l’autoclave «ma è sempre vuoto perché non riesce a ricaricarsi perché troppo tempo intercorre tra l’orario di un flusso e l’altro e i contatori sono troppo vecchi pure per girare». Annamaria Di Fabio e Rosanna Giovannitti, da Villa Raspa di Spoltore, rivelano di aver contattato l’Aca «per una condotta spaccata vicino casa, ma i tecnici sono arrivati dopo una settimana e nel frattempo si sono dispersi ettolitri di acqua». Roberto D’Addario, che risiede a Santa Teresa di Spoltore e lavora a Montesilvano come impiegato di una azienda, racconta la doppia beffa di cui è vittima: senza acqua a casa e neppure al lavoro. «Secondo i calendari Aca i flussi si dovrebbero fermare dalle 22 alle 6, invece fino alle 9 del mattino dai rubinetti esce solo aria. Questo a Santa Teresa dove comunque abbiamo un sindaco che informa la popolazione sulle interruzioni. Poi vado al lavoro e anche lì sono a secco. Mi lavo il viso con la minerale. Ci vorrebbe un bonus governativo pure per le autoclavi». (c.co.)