«Non hanno voluto chiamare l’Anas, le turbine c’erano»

PESCARA. «Sapevamo che assistere a questo processo era un colpo al cuore, perché sono uscite tante cose alle quali noi familiari non possiamo rispondere, nemmeno io che ero presente» commenta...
PESCARA. «Sapevamo che assistere a questo processo era un colpo al cuore, perché sono uscite tante cose alle quali noi familiari non possiamo rispondere, nemmeno io che ero presente» commenta Giampaolo Matrone, tra i sopravvissuti alla tragedia nella quale è morta la moglie Valentina Cicioni. «Ho sentito che la strada che portava dal bivio Mirri all’hotel, alle 19 di martedì 17 gennaio, era pulita e si vedeva l’asfalto: difendono l’indifendibile». Alessio Feniello, papà di Stefano, ospite tra le 29 vittime, ricorda quello che gli disse il figlio appena arrivato in hotel: «Stefano mi raccontò che avevano fermato giù lui e gli altri ospiti per pulire la strada e che poi li accompagnò la polizia provinciale. Si sono accertati che arrivassero in hotel per portare l’economia e poi li hanno abbandonati là. Nessuno si è più preoccupato di tenere la strada pulita per farli ritornare a casa». Ma la cosa che gli ha fatto più male, ieri, è sentire la difesa del dirigente della Provincia D’Incecco. «Agli avvocati», rimarca il genitore, «avrei voluto ricordare la telefonata del loro assistito, quando a proposito della turbina D’Incecco disse, “se ci facciamo andare l’Anas perdiamo il lavoro”. Forse se la dimenticano, o fanno finta di non saperla». Ieri in aula ha pianto Angela Spezialetti, la mamma di Cecilia Martella dipendente del resort: «Sapevamo che dovevamo sentire di tutto, ma le bugie no. Abbiamo sentito che il martedì la neve non c’era e invece per salire li hanno dovuti scortare. Si vogliono arrampicare sugli specchi, anche con la storia della turbina in riparazione: e allora la telefonata del dirigente della Provincia, “io non mi faccio espropriare dall’Anas”, l’Anas che aveva 9 turbine ferme? La verità è che c’erano 40 persone prigioniere sotto alla montagna, con il terremoto, e non l’hanno considerata una priorità». (s.d.l.)

