Non lavorano né studiano Ecco il popolo dei “Neet”

11 Febbraio 2018

PESCARA. La minore propensione a proseguire gli studi, la perdita di occupazione e di conseguenza la mancata partecipazione ad attività formative organizzate da datori di lavoro e, non ultimo, il...

PESCARA. La minore propensione a proseguire gli studi, la perdita di occupazione e di conseguenza la mancata partecipazione ad attività formative organizzate da datori di lavoro e, non ultimo, il clima di scoraggiamento che ha funzionato quale deterrente rispetto alla partecipazione ad attività formative.
Sono questi, secondo il Cresa, i fattori alla base della diffusa perdita di fiducia tra i giovani ha avuto ripercussioni anche sull’incremento dei Neet (Not in Education, Employment or Training ) tra i 15 e i 29 anni, quella quota di popolazione che non studia, non partecipa più a un percorso di formazione e non è neppure impegnata in un’attività lavorativa. I Neet sono giovani a maggiore rischio di esclusione sociale, che, volontariamente o involontariamente, per fattori culturali, per carenza di servizi di cura, per motivi di salute, per mancato interesse nel lavoro o perché non ne hanno bisogno, decidono di allontanarsi dal sistema della formazione e dal mercato del lavoro. La quota italiana di giovani Neet è la più alta tra i paesi europei (tra i 15 e i 34 anni 26,9% contro 16,1% della media UE) e vede a livello nazionale la netta prevalenza di residenti nel Mezzogiorno.
Il divario con l’Europa è determinato dal basso livello di istruzione della popolazione giovanile, dal più diffuso abbandono scolastico, in particolar modo dei maschi, dallo scarso livello di occupabilità dei giovani laureati, soprattutto donne e dalla più alta incidenza del lavoro sommerso. Si osserva un’alta correlazione tra Neet e unità di lavoro non regolari nelle regioni italiane.
In Abruzzo più di un giovane maschio su 4 e poco meno di una giovane donna su cinque è classificabile come Neet. Tali valori posizionano la regione al 13° e al 14° posto della classifica delle regioni più virtuose, capeggiata dal Trentino Alto Adige (maschi: 10,4%; femmine: 15,7%) e chiusa per i maschi dalla Calabria (41,1%) e per le femmine dalla Sicilia (38,9%).
Rispetto al 2004 i Neet di sesso maschile e femminile sono rispettivamente aumentati e diminuiti, in regione come nel Centro-Nord, assai più che nella media nazionale e la loro incidenza sulla popolazione di pari età è per gli uomini raddoppiata e per le donne ridotta di un terzo. Meno evidenti, conclude il Cresa, le variazioni che hanno interessato il Mezzogiorno che però continua a far registrare valori considerevolmente più elevati. (c.s.)