«Non serve avere quei tre leader sul palco»

Le scelte del Patto per l’Abruzzo: così il candidato presidente risponde al sondaggista Klaus Davi
L'AQUILA. «No, non faremo come il centrodestra: nessun comizio finale con i tre leader nazionali sul palco, perché l’impostazione che vogliamo dare è sempre quella regionale. Votiamo per le elezioni regionali e proponiamo soluzioni solo per i problemi legati alle regionali. I leader comunque, verranno in Abruzzo negli ultimi giorni». Ha risposto così il candidato del centro-sinistra alle prossime elezioni per la carica di presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Amico, alle domande del giornalista Klaus Davi. Opinionista, sondaggista e arguto "spigolatore", Davi all’interno del suo web talk su YouTube "KlausCondicio", in una lunga intervista a D'Amico, gli ha attribuito subito il primato politico, in Italia, per essere riuscito a mettere insieme la prima, ampia, coalizione. Un fuoco di domande a raffica, alcune tra il serie e il faceto, simili a quelle rivolte, qualche giorno fa, al candidato del centro-destra, Marsilio.
«Elly Schlein? Diciamo che su di lei hanno espresso giudizi imprudentemente. Io credo che i progetti politici abbiano bisogno del loro tempo per potersi manifestare e credo che anche la Schlein, come tutti i leader politici, abbia bisogno del suo tempo per presentare e condividere il suo programma», ha detto D’Amico, «ad esempio, quando la Schlein è venuta a sostenere la nostra campagna elettorale ci ha portato molte idee e progetti, quindi, semmai, io ho la sensazione opposta. Una sensazione di eccesso positivo di vitalità». Dalla Schlein alla premier, Giorgia Meloni. «La Meloni fa una politica nelle azioni a volte più violenta di quella di Vincenzo De Luca. Quindi De Luca si dovrebbe scusare solo dopo aver ricevuto quelle della Meloni», ha detto senza mezzi termini D'Amico, «credo che dovrebbero chiedersi scusa reciprocamente». E quando Davi gli propone di andare a cena con la premier, D'Amico declina: «Non ci andrei perché penso di non avere molte cose da condividere con lei. Mi ispira una montagna di bugie dette con cinismo, mentre firmerei e sottoscriverei l’affermazione secondo cui l’autonomia della regione sarebbe il killer dei diritti degli abruzzesi. E questo perché comporterebbe una minore disponibilità di risorse: di fatto impedirebbe alla nostra regione di funzionare». Dalla politica ai trascorsi come rettore: «Sono felicissimo di aver fatto il rettore dell’Università di Teramo quando la riforma aveva già introdotto il mandato unico. Dico no alla legge Zaia: anche ai fini dell’efficacia dell’azione di governo, l’entusiasmo del primo mandato e del secondo è difficile da mantenere nel terzo e nel quarto. Ognuno è portatore di innovazioni e queste innovazioni non possono rigenerarsi in continuazione. Credo che la posizione di governatore debba essere in grado di proporre queste innovazioni, altrimenti è pura conservazione».
Dall'evasione fiscale, «se potessi abolirei del tutto i contanti», a quello che sta succedendo a Gaza «qualcosa che si avvicina molto al genocidio», dice D'Amico, «sappiamo anche quali siano i problemi di sicurezza di Israele, ma la reazione è stata eccessiva», fino alle molestie dei professori nelle università: «Questi professori non sono degni nemmeno di essere definiti persone perché trasmettono una mancanza assoluta di rispetto. Credo ci sia anche un indebolimento, per dirla in modo elegante, di un sistema valoriale. Si può parlare di una progressiva incapacità di rispettare l’altro».
Madonna? «Se diventassi governatore la nominerei Ambasciatrice d’Abruzzo nel mondo», mentre Ignazio Silone «va sicuramente riabilitato. Credo proprio che fosse un vero comunista e da tale è riuscito a rappresentare la situazione gravissima dei cafoni di Fontamara». Ricevere il voto di Rocco Siffredi, chiede Davi. «Ne sarei felice, come per quello di qualunque altro abruzzese. Ogni voto è importante e non lo rifiuterei». (m.p.)

