NON SERVONO ILLUSIONI MA CULTURA E PAZIENZA

19 Gennaio 2017

Di nuovo scosse gravi di terremoto fra Amatrice e stavolta il cratere dell’Aquila, tutte zone altamente sismiche dove questi fenomeni distruttivi si sono ripetuti più volte nei secoli, nei millenni....

Di nuovo scosse gravi di terremoto fra Amatrice e stavolta il cratere dell’Aquila, tutte zone altamente sismiche dove questi fenomeni distruttivi si sono ripetuti più volte nei secoli, nei millenni. In un Paese dove la sola Sardegna e la cerchia delle Alpi non sono soggette a terremoti, dove tutta la catena appenninica è invece ad elevato rischio sismico, da sud a nord, assieme al Friuli nel Nordest. Bisognerebbe insegnarlo nelle scuole, divulgarlo in modo corretto nella Tv e nella radio pubblica, creare cioè una “cultura” specifica. Dalla quale far partire finalmente anche l’opera di prevenzione evitando così di essere colti di sorpresa in una sorta di emergenza continua.

Nel secolo scorso i terremoti più forti, spesso con decine, centinaia o migliaia di morti sono stati oltre quaranta. In Umbria-Marche se ne è contato uno ogni dieci anni. Quante volte è stata distrutta L’Aquila? E quante volte Amatrice? Ora ci si stupisce della drammatica sequenza di scosse dal 24 agosto a oggi, ma in Friuli (quasi mille morti) il sisma durò due anni e le scosse del ’77 furono le più devastanti.

In Friuli la ricostruzione è stata efficace, nella piena collaborazione fra Stato e Regione, fra Soprintendenze e Proveditorati, Uffici tecnici comunali. Una ricostruzione antisismica che ha significato di per sé anche prevenzione per gli anni, per i decenni successivi. Non così ad Amatrice e in parte a Norcia. Perché? Evidentemente perché la ricostruzione posterremoto è stata meno rigorosa, meno severa, ed ha riguardato gli edifici, non le infrastrutture anche essenziali: come si spiega altrimenti che non fosse “a prova di terremoto” il cosiddetto “ponte dei 5 occhi”, il solo che collega Amatrice con la Salaria? Bisogna tuttavia sottolineare che in Friuli la ricostruzione è stata efficace ma è pure durata anni.

Alla gente colpita va detto e ripetuto che non si può umanamente fare in fretta se si vuol fare bene, anche per il futuro in zone che saranno nei secoli soggette ad altri assestamenti geologici, in un Paese ancora “giovane” da quel punto di vista.

Sorprende che in questo Appennino non si sia pensato subito ai pastori e agli allevatori, a quanti sono legati alla terra. Nei centri urbani non si può rimanere, per qualche anno bisogna rassegnarsi ad abitare o negli alberghi della riviera adriatica oppure (meglio) nei villaggi di prefabbricati pesanti, ben climatizzati. Che però non si inventano in poche settimane. Ma agli allevatori - che potevano essere facilmente individuati attraverso le loro organizzazioni - si potevano però approntare in fretta stalle e silos resistenti al gelo. Strano che non lo si sia fatto per tempo.

Questi montanari dell’Appennino non vogliono strapparsi dalle radici loro e dei loro genitori e nonni, vogliono concorrere a ricostruire un tessuto economico agricolo e agro-turistico, artigianale, industriale. Senza illudersi sui tempi. I quali sono, di necessità, medi o medio-lunghi. Dai 3-4 anni in su.

Purtroppo la linea assunta dal governo Renzi non appare né avanzata né realistica. Promettere, al fianco di un archistar come Renzo Piano, di mettere in sicurezza tutto, in modo indifferenziato, vuol dire non intervenire in modo prioritario dove c’è più necessità, più urgenza, agire con prospettive che vanno al di là di una generazione. Al contrario è indispensabile pianificare interventi, con le tecniche più avanzate e nel rispetto delle architetture e degli assetti urbanistici del passato, concentrandoli nelle aree a più alto rischio sismico, il Trapanese e la zona di Messina in Sicilia, tutta la punta calabrese dello stivale, l’Appennino irpino, abruzzese, laziale, umbro-marchigiano e l’isola rosso acceso del Friuli. Qui e subito deve concentrarsi lo sforzo per la messa in sicurezza, con fondi e tempi certi.

Inutile alimentare illusioni. O fare promesse mirabolanti di risanamenti e di difese generali.

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