«Non sono un politico così ho risanato i conti»
D’Amario si prepara a lasciare dopo la promozione a subcommissario in Campania «Ma prima di andare via aprirò i distretti sanitari di Montesilvano e Cepagatti»
PESCARA. Quasi 7 anni: più di un sindaco e di un presidente della Regione. Il direttore generale della Asl Claudio D’Amario lascerà l’incarico ma non lo farà subito: prima di andare a fare il subcommissario alla Sanità in Campania, forte di una nomina decisa dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin e controfirmata dal presidente del consiglio Matteo Renzi, D’Amario potrebbe inaugurare i nuovi distretti sanitari di Cepagatti e Montesilvano. E anche la nuova cell-factory della Medicina trasfusionale: «Saremo i primi in Italia a puntare su una banca delle cellule pubblica», dice D’Amario, 57 anni di Francavilla.
Nominato nel 2009 dall’allora presidente della Regione Gianni Chiodi e blindato con un contratto che sarebbe scaduto nel 2017, tra poco più di un mese D’Amario se andrà da vincitore: il suo incarico è una promozione e oggi sarà a Roma per il primo incontro anche se le dimissioni da capo della Asl non sono state ancora firmate. «Un manager si misuri dai risultati e dalle decisioni che sa prendere. Però», dice, «ogni decisione ha dei rischi: in questo settore, siamo sottoposti a tantissimi controlli, dagli utenti ai media fino alla giustizia e all’erario». Il vanto di D’Amario è aver riportato il bilancio della Asl in utile dopo decenni di passivo: «I risultati raggiunti a Pescara potranno essere utili in altre regioni. Forse, è stato proprio questo lo spirito che ha portato il Consiglio dei ministri alla mia individuazione. Una nomina che mi rende onoratissimo, ma è un incarico pieno di responsabilità e difficoltà. Cercherò di centrare quei risultati che il governo si aspetta in una regione che soffre ancora di criticità nella sanità, soprattutto nella programmazione». E per D’Amario «programmazione» vuol dire «cercare le condizioni per un cambiamento, a partire dalla cultura degli operatori della sanità». All’inaugurazione del nuovo blocco parto dell’ospedale di Pescara, D’Amario raccoglie le belle parole di sinistra e destra: «Si pensa quasi che io sia un esponente politico, ma non è così. Sono stato nominato da Chiodi e lo ringrazio perché mi ha dato l’opportunità di mettere in atto quello che ho appreso nei primi 27 anni della mia carriera. Poi, le amministrazioni cambiano ma l’importante è che si mantengano gli obiettivi con lealtà e rispetto. Spero che non si dica che il nuovo incarico, affidato da un governo che non è di destra, sia politico: è una scelta tecnica e mi fa onore. Le belle parole? Ho accettato le critiche, ora mi godo le cose positive».
Guidare la Asl è stato facile o difficile? «È stato bello, sono cresciuto professionalmente. Ho conosciuto persone importanti che ora resteranno patrimonio della Asl. E poi ho sviluppato alti livelli anticorpali che si creano quando si fanno i cambiamenti: spesso ci sono rendite di posizione, quasi dei diritti acquisti, e quando si va a rimuovere tali privilegi ci sono sempre reazioni. Poi», spiega D’Amario, «siamo passati attraverso tanti filtri, non ultimo quello delle lobby degli affitti che non hanno gradito che si potesse investire nell’edilizia sanitaria. I dati, però, sono confortanti: spendiamo 1,5 milioni all’anno di affitti ed è troppo». D’Amario si riferisce alla palazzina di via Rigopiano, pagata da un imprenditore 900 mila euro nel 2012 e acquistata due anni dopo dalla Asl al triplo del prezzo: D’Amario si avvia a lasciare la Asl da indagato proprio per questo. Un consiglio al successore? «Un’amministrazione ottiene risultati quando c’è continuità: abbiamo interventi da completare come il nuovo Pronto soccorso, già cantierabile e che entro 12 mesi potrà diventare il più grande d’Abruzzo». (p.l.)
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