Notte di sballo sulla riviera È la normalità dei ragazzini

30 Giugno 2024

Bevono e fumano in strada, poi la maratona nei locali: tanti restano fino all’alba

PESCARA. Il parcheggio tra via Solferino e la strada parco, quando la mezzanotte è già passata, diventa un bar all’aperto senza lo straccio di una licenza: Alessandro arriva, saluta e stringe la mano ai “bro”, gli amici della comitiva, e spalanca il portellone della sua Fiat 500 bianca: all’interno bottiglie di vodka e gin, succhi di frutta ed energy drink, tutto l’occorrente per ubriacarsi e trascorrere una notte oltre i limiti, fino a quando il buio assume il chiarore dell’alba. I suoi amici si avventano su quelle bevande come le api sui fiori di campo: si abbracciano, ridono, brindano con i bicchieri di plastica che fanno un rumore sordo e non squillante. E a scandire la sequenza dei “cin-cin”, il campionario delle bestemmie. Sì, ormai tra i ragazzi si usa così: si bestemmia «per sottolineare il concetto» e ridere ancora di più. Quello che per tanti è un disvalore, adesso può essere la normalità: «Che male c’è?», pensano Alessandro e i “bro”.
E allora in questa normalità capovolta capita anche che un ragazzino di appena 16 anni finisca ucciso con 25 coltellate per mano di due 17enni. Si chiamava Christopher Thomas Luciani ed è morto, domenica scorsa, nel parco di via Raffaello dedicato a Baden Powell, il fondatore del movimento degli Scout. Soltanto cattiveria, invece, per quel ragazzino con alle spalle una vita già troppo difficile: tra il campo di calcetto e il muraglione della ferrovia, in un anfratto di erba alta, Christopher Thomas è stato ammazzato senza pietà da altri due adolescenti, entrambi arrestati con l’accusa di omicidio volontario e ora rinchiusi negli istituti penitenziari minorili di Roma e Bari, per un debito di droga di circa 250 euro. Erano le 17 di domenica; Christopher Thomas, senza più un soffio di vita nel suo corpo esile nascosto da una felpa bianca con il cappuccio, è stato trovato dopo le 21 quando un ragazzino del branco ha capito che doveva raccontare ai genitori tutto quello che aveva visto. Da quel momento, la ringhiera del giardino tra i palazzi lussuosi è diventata una bacheca del pianto con striscioni, lettere e bigliettini «perché non si può morire così».
Adesso, però, è arrivato un altro fine settimana per sballarsi e la riviera, con i suoi locali disposti in sequenza, è tutta un pullulare di luci, di musica e di occasioni per non pensare a quello che è accaduto ad appena un chilometro da qui.
Il lutto cittadino per Christopher Thomas, due ore di cordoglio tra le 16.30 e le 18.30 di venerdì in concomitanza con i funerali celebrati a Rosciano, è finito da appena sei ore. Sulla riviera “the show must go on”, cioè lo spettacolo deve continuare, i ragazzi fanno la spola da uno stabilimento balneare all’altro e c’è chi fa a gara a ubriacarsi più degli amici: alla rotonda Paolucci, intorno al monumento con le luci gialle, blu e rosse arriva una comitiva e scarica sul muretto due buste riempite di alcolici. «Oh, passa qua», allunga la mano un ragazzetto con i pantaloni da basket. In una catena di montaggio, tutti si improvvisano barman e camerieri: mischiano le bevande, una parte di alcol, una di succo e un’altra di acqua tonica, poi tutto giù d’un sorso. E poi bestemmie per sottolineare «quanto è forte ’sto drink». Si beve perché lo fanno tutti, si beve perché è normale, si beve per divertirsi: questo accade nella notte di Pescara. E ogni anno si abbassa sempre di più l’età della prima ubriacatura: si beve anche a 13 anni. Lo fanno quasi due milioni di studenti in Italia; quasi 800mila ragazzi si ubriacano fino a stare male.
Ma non c’è soltanto l’alcol nella notte della riviera: l’odore dell’hashish e della marijuana si mischia al profumo dei deodoranti spruzzati sulla pelle e si sente nell’aria senza la necessità di un olfatto da cani da tartufi. È una scia invadente che non fa in tempo a spegnersi che viene subito riaccesa da quella proveniente da un altro gruppetto. È la conferma che Pescara non sfugge alla legge della statistica: in Italia si stima che 580mila studenti tra 15 e 19 anni facciano uso regolare di cannabis. Le comitive dei ragazzini fumano senza neanche nascondersi: canne sul lungomare come se fosse normalità. È la stessa normalità frastornata del giorno dell’omicidio di Christopher Thomas: mentre i due ragazzini lo accoltellavano, gli amici compravano «10 euro di fumo da fumare al mare». Nella notte dell’assenza dei pensieri, non c’è neanche la paura che possa arrivare una pattuglia dei carabinieri o una volante della polizia. Si beve e si fuma durante la processione tra un locale e un altro, per arrivare già “intontiti” tra la folla in pista. La colonna sonora degli spostamenti sono i 120 bpm della musica da discoteca che si alterna ai brani latino-americani ammiccanti. E, poi, tra i minorenni scorre anche la cocaina, senza confini di età e reddito: nel 2022, 44mila studenti italiani ammettono di averla provata.
Ci sono i ragazzi che giocano a fare i grandi: vivono i loro 16-18 anni come se ne avessero già trenta o anche di più: girano con le sigarette elettroniche nel pugno, le stringono tra le dita come se fossero tante coperte di Linus lasciandosi dietro una nuvola bianca dai contorni mobili e incerti. Ma sono gli adolescenti che si sentono più grandi di quello che davvero sono oppure sono gli adulti, troppo presi da se stessi tra padel e chirurgia estetica, che li hanno abbandonati lungo i sentieri della crescita pensando che fossero abbastanza maturi per cavarsela da soli?
Selfie con le bocche impiastrate di rossetto, indice e dito medio tesi a formare il segno della vittoria, top striminziti e pantaloncini cortissimi come quelli delle modelle in passerella: sono le istantanee di una notte da allungare fino all’alba, ore da dilatare per viverle più intensamente. Non c’è un orario coprifuoco per tanti ragazzini: tanti possono rientrare dopo le due; altri ancora tornano a casa quando ormai sono troppo stanchi per continuare a vagare da un lato all’altro della riviera. E come le briciole di pane lasciate a terra da Pollicino per ritrovare la strada di casa, sull’asfalto restano le bottiglie di vodka e gin.
©RIPRODUZIONE RISERVATA