«Notte insonne e tristezza infinita»
«Ho pensato a una sparatoria tra criminali, poi la scoperta...»
PARIGI. Sono passate 14 ore dai terribili attentati di venerdì sera e, ovviamente, è stato impossibile dormire. Ieri, tornata da lavoro, ero sul divano a leggere quando all’improvviso sento degli spari ripetuti, molto forti. All’inizio credevo fossero petardi, non capivo se provenissero dal giardino interno dietro casa oppure dalla strada. Mi affaccio da entrambe le finestre e vedo che in strada c’è un autobus bloccato, macchine imbottigliate e gente confusa. Subito realizzo che non erano petardi ma colpi di arma da fuoco. Ho pensato si trattasse di una sparatoria all’interno dell’autobus, perché sembrava il limite massimo oltre il quale la gente non andava. Dopo una gran confusione sono arrivati la polizia, i pompieri e le ambulanze che hanno cominciato ad evacuare la zona. Mi rendo conto che la sparatoria è avvenuta al ristorante che fa angolo, un posto sempre pieno di gente.
Vedo corpi a terra, feriti che vengono fatti salire sulle ambulanze e un continuo affluire di forze dell’ordine. Chiamo subito mio marito e mio fratello per avvertirli di cosa stava succedendo e per assicurarmi che stessero bene. Ivan, mio fratello, era su Skype con nostra madre e non sapeva ancora nulla. Cerco su internet informazioni che tardano ad arrivare. Nel frattempo mi richiama mio marito, che era a cena con sua sorella vicino a casa di Ivan, dicendomi che c’è un gran casino anche là, che ha visto passare macchine con gente ferita e che stanno perimetrando il quartiere perché c’è stata un’altra grave sparatoria in un altro locale in cui andiamo spesso. Vari morti e feriti anche là. Impossibile rientrare a casa quindi cercano riparo a casa di mia cognata. Intanto sotto casa cominciano a sparire i civili e l'atmosfera è sempre più surreale: solo qualcuno ha il coraggio di stare alla finestra, la maggior parte delle persone si è chiusa dentro a luci spente. Verso l’una arriva l’esercito, e in strada rimangono solo militari e polizia. Sotto la mia finestra costruiscono tre barricate con cassonetti e materassi, il silenzio è di tomba, interrotto solo dagli scambi di informazioni tra i poliziotti e i militari e qualche grido di tanto in tanto quando passa qualche civile. Continuavano ad arrivare notizie di altri attacchi, uno dietro a casa, sempre in un ristorante sulla strada, e l’altro tremendo al Bataclan, una nota sala da concerto parigina. Pare ci fossero già decine di morti ed ostaggi. Tutta la notte, e il mattino, sono stati uno stillicidio di informazioni sul numero di morti, ormai oltre i cento, e dei feriti.
Ho cercato di contattare tutti i miei amici per vedere se stavano bene. Messaggi e chiamate da tutto il mondo per sapere se noi stavamo bene. Stamattina alle 9 riesco finalmente a rivedere mio marito, che arriva a casa con addosso anche lui i chiari segni di una notte insonne e di un mattino di tristezza infinita. Ultimo giro di telefonate per riuscire ad avere notizie di un amico sparito da ieri sera, anche lui rientrato a casa solo stamane, bloccato a luci spente e serrande chiuse nella notte nel locale in cui lavorava. Sono ore di tristezza infinita, per le vittime di ieri ma anche per chi vive queste situazioni ogni giorno in centinaia di parti del mondo. C’è tristezza infinita, ma Parigi continua a stupirmi per la dignità civile con la quale affronta i drammi. Le persone sono solidali tra loro, non si lasciano andare a sproloqui rancorosi e populisti e non si torturano sadomasochisticamente con certa cronaca nera da rotocalco da quattro soldi come purtroppo spesso accade in Italia. Resistiamo e troviamo conforto nel ripensare la nostra morale di questo nostro stare al mondo, che evidentemente deve essere riformata. Vi ringraziamo per i preziosi pensieri e messaggi d'amore che ci avete inviato: l'opera dell'umanità che vorremmo regolasse il mondo.
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