Nuova ciclabile, lite in Forza Italia

2 Febbraio 2020

Tre consiglieri: «No alla pista in via della Pineta». Mascia: «I lavori vanno avanti»

PESCARA. All’indomani dell’annuncio dell’assessore forzista Luigi Albore Mascia del riavvio dei lavori, a partire dal domani, per la nuova pista ciclabile tra via Luisa D’Annunzio e via della Pineta, nel gruppo consiliare forzista si è aperto uno scontro. Tre consiglieri comunali, Ivo Petrelli, Alessio Di Pasquale e Claudio Croce, hanno diffuso un documento che dà l’altolà all’assessore. «Le opere pubbliche si fanno nell’interesse e a tutela del territorio, non contro la città», hanno detto i tre consiglieri, «l’attuale progetto di realizzazione della pista ciclabile di via della Pineta è semplicemente sbagliato. È impensabile oggi cancellare 45 posti auto proprio nell’unico tratto su cui insistono 25 attività commerciali, che sono la linfa vitale del quartiere». E poi ancora: «Apprezziamo l’impegno dell’assessore Albore Mascia, ma riteniamo che su quell’opera occorra un supplemento di riflessione amministrativa e politica. Dunque, lo invitiamo a evitare infruttuose fughe in avanti, peraltro non condivise e ad attendere la riunione politica di maggioranza già fissata per il 6 febbraio fermando l’annunciata ripresa del cantiere, prevista per lunedì (domani, ndr)».
Albore Mascia non ha voluto commentare le parole dei tre consiglieri e si è limitato a confermare che i lavori riprenderanno domani. Lavori che erano stati sospesi, su richiesta dei consiglieri di maggioranza, proprio per esaminare eventuali modifiche al progetto ereditato dalla precedente amministrazione. Ma l’assessore, dopo alcune riunioni con i presidenti delle commissioni Lavori pubblici Massimo Pastore, Mobilità Armando Foschi e Attività produttive Fabrizio Rapposelli e con i tecnici del Comune, si è reso conto che sarebbe impossibile modificare il tracciato, non solo per l’aumento dei costi, ma perché si dovrebbe procedere ad abbattere alcuni alberi.
Petrelli, Di Pasquale e Croce la pensano diversamente. «Se le opere pubbliche non portano benefici al territorio semplicemente non si fanno», hanno sottolineato, «e se i finanziamenti erogati puntano a progetti che rischiano di danneggiare il già fragile tessuto economico della città, si possono anche rifiutare».
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