«Nuova perizia sul telefono di Gabriele»

Parla il fratello gemello del barista: «Già dalla mattina aveva allertato il Coc di Penne per sollecitare lo sgombero del resort»
PENNE. Il suo gin preferito e un pacchetto di sigarette riposano accanto alla sua tomba. La passione per la Juventus, gli amici, la Croce Rossa, i tempi del militare. Tutti momenti custoditi nel cuore di chi lo ha conosciuto.
Un ricordo ancora doloroso a distanza di quasi due anni da quel maledetto 18 gennaio 2017. Francesco D’Angelo si racconta, racconta suo fratello gemello Gabriele, una delle 29 vittime di Rigopiano. Era cameriere dell’hotel Rigopiano ed a Penne era ben voluto da tutti. Le ultime rivelazioni dell’inchiesta Rigopiano hanno evidenziato come Gabriele avesse chiesto aiuto al Coc (Centro operativo comunale) di Penne già dalle 10 del mattino di quel 18 gennaio, sette ore prima che la valanga seppellisse il resort.
«Il suo cellulare adesso è custodito in cassaforte dal nostro avvocato. Le notizie che sono uscite sono state evidenziate dal brogliaccio del Coc che si trovava al centro sportivo di Penne. Come famiglia D’Angelo siamo pienamente fiduciosi dell’operato della croce rossa e della protezione civile che erano all’interno del Coc», racconta Francesco, fratello gemello di Gabriele.
Il fatto che Gabriele avesse chiesto aiuto già dal mattino cosa ti fa pensare?
«Gabriele era intervenuto a L’Aquila durante il terremoto in due occasioni come volontario della Croce Rossa e aveva fatto cinque anni di militare, tra aeronautica ed esercito, era esperto di situazione difficili. La sua esperienza aveva capito che poteva accadere qualcosa di grave».
Adesso cosa accadrà? Cosa pensi possa accadere?
«Ci hanno informato che il telefono di Gabriele sarà nuovamente e completamente periziato dai carabinieri e forestali».
Quali sentimenti provi adesso?
«Il dolore è sempre immenso e non potrà mai cambiare. La rabbia di certo aumenta sempre più ogni volta che viene fuori qualcosa. Penso che i dipendenti statali coinvolti nell’inchiesta debbano farsi un esame di coscienza soprattutto chi sa di non aver fatto tutto il possibile per salvare tutte quelle persone bloccate. Quello che è accaduto nel 2017 poteva essere evitato. Il procuratore Massimiliano Serpi, e il sostituto Andrea Papalia non stanno tralasciando nulla e siamo pienamente fiduciosi sul loro operato».
È probabile che la chiusura delle indagini avvenga prima del 18 novembre, prima del termine che la Procura ha garantito ai familiari delle 29 vittime. Anche l’informativa finale dei carabinieri forestali è stata depositata: oltre 400 pagine in cui gli investigatori, diretti dal colonnello Annamaria Angelozzi, hanno ricostruito tutto ciò che riguarda la tragedia dell’hotel Rigopiano. Dall’ampliamento dell’albergo, alla legge che in quell’area prevedeva la realizzazione di una Carta di localizzazione di pericoli da valanghe fino alla gestione dell’emergenza di quei maledetti giorni di grande neve di gennaio 2017, in particolare il 17, quando gli ultimi clienti furono fatti salire fino all’hotel, e il 18 gennaio quando da lì nessuno è riuscito più a scendere, perché la strada era bloccata dal muro di neve.

