Nuova Pescara, a rischio la fusione dei Comuni: spariti 150 milioni di contributi

L’unione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, prevista per il 2027, adesso potrebbe fallire. Emendamento di FdI al Mille Proroghe cancella i fondi per 15 anni: attesa per il voto in Parlamento
PESCARA. Il futuro della fusione tra i Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore per creare una città allargata da 180mila residenti è appeso a un filo. A distanza di 12 anni dal referendum del 2014, quando 111.407 elettori pari al 69,46% si schierarono per il sì, l’unione potrebbe fallire. Per mancanza di soldi. È questa la decisione della politica presa a Roma.
Tutto dipende da un emendamento al decreto Mille Proroghe in discussione in Parlamento che azzera (quasi) i fondi previsti per la fusione, cioè 150 milioni di euro spalmati in 15 anni: la proposta del taglio porta la firma di una deputata di Fratelli d’Italia, Ylenja Lucaselli, eletta in Emilia Romagna, e propone di assegnare ai Comuni che si uniscono soltanto 10 milioni e non più 150. Significa decretare la condanna a morte della fusione, cioè fornire su un piatto d’argento alle istituzioni – almeno due su tre sono recalcitranti – la giustificazione per mandare tutte a monte.
Il percorso della fusione iniziò con la spinta del vento anti casta: una città anziché per risparmiare sui costi della politica e sui servizi gestiti in maniera accentrata. Promotore del referendum fu Carlo Costantini, ex deputato ed ex consigliere regionale e oggi candidato sindaco del centrosinistra di Pescara. Poi, però, il progetto della fusione più grande d’Italia ha incrociato una serie di problemi, a partire da quelli politici: Montesilvano e Spoltore temono di essere «fagocitati» da Pescara e di essere «soppressi» tanto che il consiglio comunale di Spoltore ha appena votato una delibera per sospendere la fusione; non c’è accordo sul nome della città unita, se Pescara o Nuova Pescara; e non c’è accordo neanche sugli organi rappresentativi tra consiglio e giunta comunale centrali e poi i consigli di circoscrizione. L’ultima versione della legge regionale istitutiva (legge 13 del 2023) dice che la fusione entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027: mancano appena 10 mesi e mezzo. Ma adesso, oltre alle resistenze della politica locale, da Roma arriva il colpo di grazia racchiuso in poche parole: «Al comma 3, le parole: “per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa”, sono soppresse; il comma 3-bis è abrogato». Addio Nuova Pescara, con questo epitaffio: votata dai cittadini, affondata dalla politica.
Il Mille Proroghe è stato approvato il 31 dicembre scorso e va convertito in legge entro il 2 marzo: è incardinato alla Camera dei deputati ed è assegnato a due commissioni, Affari costituzionali, presieduta dal deputato pescarese Nazario Pagano di Forza Italia, e Bilancio del presidente Tommaso Mangialavori, sempre di Forza Italia.
Dei 1.130 emendamenti presentati, tra quelli che hanno resistito alla tagliola dell’inammissibilità c’è la proposta di Lucaselli: l’emendamento riguarda l’articolo 15 su “Modifiche territoriali fusione e istituzione di comuni”. Il comma 3 stabilisce che, in caso di fusione, lo Stato eroghi contributi straordinari per i primi 10 anni; il comma 3-bis dice che, per le fusioni realizzate dopo il 2014, i contributi siano erogati per altri 5 anni. Cioè un tesoretto di 15 anni di finanziamenti.
Ma l’emendamento Lucaselli cancella tutto: via i fondi per 10 anni, soppressi anche quelli per i 5 anni aggiuntivi.
E adesso? Se l’emendamento fosse approvato, rimarrebbe, a favore dei Comuni che si fondono, la corresponsione di «appositi contributi straordinari», perdendo però la possibilità dei finanziamenti per gli altri 15 anni: Nuova Pescara passerebbe da 150 milioni (10 milioni per 15 anni, nel caso in cui non vi siano altre fusioni o comunque ci siano fusioni di Comuni minori) a un massimo di 10 milioni per una volta e basta.

